Analizzati 41 campioni provenienti da 11 Paesi europei: tutti quelli da agricoltura convenzionale, tranne il 22%, contenevano residui di pesticidi. Rilevati anche PFAS, interferenti endocrini e sostanze neurotossiche. Nel frattempo, a Bruxelles, il pacchetto Omnibus riaccende il dibattito sulle regole per l’uso dei fitofarmaci.
Fragole sì, ma biologiche
Fragole sì, ma biologiche. È questo, in sintesi, il consiglio che si evince dalla nuova indagine di Greenpeace sulle fragole dell’Unione europea. Un’analisi di 41 campioni provenienti da 11 Paesi europei del frutto estivo per eccellenza, atteso e amato da grandi e piccini. Tutti i campioni analizzati, infatti, ad eccezione di quelli biologici, sono risultati contaminati da uno o più pesticidi. Miscele altamente tossiche per la salute umana, il cosiddetto multiresiduo, che la regolamentazione dell’Unione non prende in considerazione: perché la normativa attuale stabilisce limiti sui singoli pesticidi ma non sulla presenza di più pesticidi contemporaneamente.
Il dibattito europeo sui pesticidi
I risultati dell’indagine giungono, peraltro, in un momento particolarmente acceso sul fronte del dibattito legislativo europeo sull’uso dei pesticidi e dei prodotti fitosanitari. Il pacchetto Omnibus X, noto anche come Food and Feed Safety Simplification Omnibus, che intende tagliare la burocrazia modificando il regolamento europeo sui prodotti fitosanitari, è infatti giunto sul tavolo del Parlamento europeo, dopo che il Consiglio dell’Ue ha definito la propria posizione ufficiale a fine maggio 2026. E c’è tensione nel dibattito politico e scientifico, che coinvolge eurodeputati, agricoltori, scienziati e autorità di controllo quali l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare). Non tutti sono d’accordo sulle modifiche introdotte dal Consiglio, con posizioni sostanzialmente opposte tra scienziati e agricoltori, tra chi spinge per velocizzare le autorizzazioni di nuove sostanze e chi solleva forti dubbi sui rischi che comporterebbero le nuove norme per la salute e la biodiversità.
Fragole contaminate da più pesticidi
Ma torniamo alle fragole. Secondo la ricerca di Greenpeace, condotta nell’ambito della coalizione Pesticide Action Network, “i livelli di contaminazione riscontrati nelle fragole provenienti da agricoltura convenzionale sono altamente preoccupanti”. Si legge che in media le fragole europee contengono residui di 3,5 diversi principi attivi pesticidi; i pesticidi rilevati più frequentemente appartengono alle categorie più tossiche autorizzate nell’UE: interferenti endocrini, PFAS e sostanze neurotossiche.
Slovenia, Belgio e Irlanda in testa per residui
Le fragole più contaminate sono risultate quelle provenienti da Slovenia, Belgio e Irlanda, con una media rispettivamente di 7, 6 e 5 residui di pesticidi per campione. Il numero massimo di residui riscontrati in un singolo campione è stato registrato in Belgio (9 residui), Ungheria (8) e Irlanda (8). Solo il 22% delle fragole convenzionali e tutti e cinque i campioni biologici o etichettati come privi di pesticidi non contenevano residui di pesticidi quantificabili.
Interferenti endocrini, PFAS e sostanze neurotossiche
Una quota significativa delle fragole analizzate conteneva residui di due pesticidi con proprietà di interferenza endocrina, fludioxonil (39%) e cyprodinil (33%), che, secondo la normativa europea, avrebbero dovuto essere ritirati dal mercato già da uno o due anni. Tuttavia, l’Unione Europea e gli Stati membri continuano a non applicare correttamente la legislazione vigente, sottolinea Greenpeace. Pesticidi appartenenti alla famiglia dei PFAS sono stati rilevati nel 58% dei campioni, mentre il 56% delle fragole analizzate conteneva pesticidi classificati come “candidati alla sostituzione”, cioè sostanze considerate particolarmente pericolose che gli Stati membri avrebbero dovuto eliminare progressivamente già dal 2011. Infine, quasi un campione su cinque (17%) conteneva pesticidi neurotossici, un dato particolarmente allarmante considerando le quantità significative di fragole che possono essere consumate dai bambini.
Agricoltura a basso impiego di pesticidi: i risultati migliori
Eppure, l’analisi di Greenpeace dimostra anche che questo rischio si può evitare: i campioni analizzati in Francia e nei Paesi Bassi, dove vengono promosse tecniche agricole a basso impiego di pesticidi, mostrano una presenza di residui sensibilmente inferiore rispetto agli altri Paesi. Così come si conferma l’assenza di pesticidi in tutti i campioni biologici analizzati.
Focus Italia
Nelle fragole acquistate in Italia sono stati rilevati in media 2,4 residui di pesticidi per campione, con un massimo di sei sostanze per un singolo campione: solo uno dei cinque campioni analizzati è risultato privo di residui. Tra le sostanze individuate, figurano il fludioxonil e il cyprodinil, ambedue classificati come interferenti endocrini. Inoltre, quattro campioni contenevano almeno un pesticida appartenente alla famiglia dei PFAS, due campioni almeno un pesticida neurotossico, mentre quattro campioni non rispetterebbero i limiti previsti per gli alimenti destinati ai neonati. Di contro, un campione di fragole biologiche di origine italiana acquistate in Austria è risultato completamente privo di residui di pesticidi.
Greenpeace: “non ipotecare la salute delle persone”
“I consumatori devono sapere che le miscele di pesticidi non vengono prese in considerazione dalle autorità di regolamentazione, e che le regole per il loro utilizzo rischiano di essere indebolite. Stupisce che proprio le forze politiche di centrodestra, compreso il ministro Lollobrigida, spingano per una deregulation che mette a rischio la salute dei cittadini anziché proteggerli”, ha commentato Simona Savini della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. “Un’alternativa che protegga la salute dei consumatori e dei lavoratori agricoli che entrano in contatto con queste sostanze tossiche è già disponibile”, aggiunge Savini. Per questo Greenpeace chiede al Parlamento europeo di “non ipotecare la salute delle persone con una legge che farebbe fare balzo indietro di decenni rispetto alle attuali conoscenze scientifiche in materia”.
Ricercatori europei: “l’Omnibus rischia di indebolire i controlli ambientali”
Sugli effetti del nuovo pacchetto Omnibus mette in guardia anche un gruppo di ricercatori di 20 istituzioni europee, tra cui l’Università di Torino, con uno studio pubblicato sulla rivista Science. Secondo gli autori, le modifiche proposte dalla Commissione europea per ridurre i tempi e i costi burocratici legati all’approvazione dei prodotti fitosanitari – tra cui l’approvazione a tempo indeterminato per la maggior parte delle sostanze attive, l’ampliamento dei periodi di smaltimento delle scorte per prodotti non rinnovati e la riduzione degli obblighi di documentazione per i prodotti di biocontrollo – rischiano di aggravare le criticità già presenti nel sistema attuale, piuttosto che risolverle.
I ricercatori sottolineano come l’attuale sistema di valutazione del rischio presenti già diverse lacune: numerosi organismi non target, come anfibi, rettili, pipistrelli e impollinatori selvatici, non vengono adeguatamente considerati nelle valutazioni preventive, e gli effetti comportamentali e combinati di più pesticidi utilizzati contemporaneamente sugli stessi terreni non sono presi in considerazione.
Più trasparenza e monitoraggio dopo l’autorizzazione
Gli autori propongono maggiore trasparenza negli studi regolatori con dati open access e un monitoraggio sistematico dopo l’autorizzazione, collegando poi i risultati del monitoraggio sul campo alle future valutazioni del rischio. Sottolineano la necessità di non sacrificare il rigore scientifico e che una regolamentazione solida può favorire pratiche agricole più sostenibili e proteggere biodiversità, impollinatori e salute umana.





