Dai RAEE alla miniera urbana: come batteri e funghi possono recuperare metalli preziosi riducendo l’impatto ambientale.
Ogni anno nel mondo si producono oltre 60 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, una vera e propria “miniera urbana” da cui si potrebbero recuperare metalli preziosi come oro, argento e rame. A ostacolarne il pieno sfruttamento sono però i tradizionali processi di riciclo, spesso caratterizzati dall’impiego di acidi tossici e forni ad alta temperatura.
La biolisciviazione dei RAEE, o bioleaching, apre una strada più sostenibile: sfruttando il metabolismo naturale di batteri e funghi, consente di dissolvere ed estrarre i metalli dalle schede madri senza ricorrere a trattamenti altamente energivori, con una possibile riduzione dell’impronta carbonica del processo fino all’80%. È così che il recupero dei metalli preziosi dai batteri diventa una delle prospettive più interessanti per trasformare il problema dei rifiuti elettronici in una risorsa per l’economia circolare.
In cosa consiste la biolisciviazione?
La biolisciviazione, (bioleaching), è un processo biotecnologico che utilizza microrganismi viventi, in particolare batteri acidofili e funghi, per trasformare i metalli presenti nei rifiuti elettronici in sali solubili in acqua, rendendone più semplice l’estrazione. Il bioleaching evita il waste, cioè lo spreco, perché permette di recuperare risorse dalle apparecchiature dismesse attraverso un approccio coerente con l’economia circolare.
Come spiegano diversi studi sul tema, il potenziale è notevole: ogni anno vengono prodotti a livello globale oltre 60 milioni di tonnellate di RAEE e le schede madri rappresentano una vera “miniera urbana”. Una tonnellata di schede di circuiti elettronici può contenere circa 200-350 grammi di oro, contro i 4-5 grammi per tonnellata tipici delle rocce minerarie naturali. In altre parole, la concentrazione può arrivare a essere 40-50 volte superiore a quella di una miniera tradizionale, trasformando i rifiuti elettronici in una fonte urbana di metalli preziosi.
La biolisciviazione dei RAEE si basa principalmente su redoxolisi, acidolisi e complessolisi, meccanismi attraverso cui i microrganismi rendono solubili i metalli presenti nelle schede elettroniche. Il processo, spiegato in diverse ricerche scientifiche, può avvenire attraverso l’azione diretta dei batteri, a contatto con il materiale, oppure indirettamente, grazie alle sostanze ossidanti e agli acidi prodotti dal loro metabolismo. I funghi agiscono invece soprattutto attraverso la secrezione di acidi organici e composti capaci di complessare i metalli.
L’azione ossidante dei batteri acidofili sul rame e sui metalli di base
I batteri chemioautotrofi come l’Acidithiobacillus ferrooxidans e l’A. thiooxidans ricavano energia dall’ossidazione del ferro e dei composti dello zolfo. Nel processo si formano ioni ferrici (Fe³⁺) e acido solforico: il ferro ferrico agisce da potente ossidante e, insieme all’ambiente acido, favorisce la solubilizzazione di rame, nichel e altri metalli di base dei circuiti, trasferendoli nella soluzione. È un meccanismo di redoxolisi e acidolisi che non richiede necessariamente l’aggiunta di reagenti ossidanti di sintesi.
Come si legge negli studi scientifici sul tema, l’efficienza può superare il 90-95% per il rame in 48-72 ore in condizioni ottimizzate: uno studio ha ottenuto il 96% di recupero del Cu in 72 ore con A. ferrooxidans, mentre un altro ha raggiunto il 95% in un trattamento a due stadi di 48 ore.
La secrezione di acidi organici dei funghi per l’estrazione di oro e terre rare
I funghi filamentosi, tra cui Aspergillus niger e Penicillium simplicissimum, seguono una strategia diversa: il loro metabolismo produce acidi organici, come citrico e ossalico, che favoriscono la solubilizzazione dei metalli attraverso acidolisi e complessazione. Alcuni microrganismi possono inoltre produrre cianuro biologico: la Pseudomonas fluorescens, per esempio, è stata studiata per la produzione di cianuro e la conseguente biolisciviazione dell’oro dai PCB.
Questi metaboliti consentono di mobilizzare oro, platino e terre rare come ittrio e neodimio, attraverso la formazione di complessi che ne facilitano il passaggio nella soluzione. La biocianurazione permette così di operare in condizioni più blande rispetto ai processi chimici convenzionali. Per l’oro, il recupero può arrivare fino all’85-90% delle componenti nobili, e ciò rende questa via biologica particolarmente interessante per il recupero selettivo dei metalli di maggiore valore.
Le applicazioni industriali e l’abbattimento dell’impronta ecologica rispetto ai metodi tradizionali
Il principale vantaggio industriale della biolisciviazione è la possibilità di recuperare metalli attraverso processi condotti in condizioni molto più miti rispetto alla metallurgia convenzionale. La pirometallurgia ricorre a processi ad alta temperatura (forni a 1.200 °C ad alto consumo energetico e con emissioni di diossine), mentre l’idrometallurgia utilizza reagenti chimici aggressivi, tra cui acidi concentrati e cianuri.
Il bioleaching sostituisce invece parte di queste condizioni con l’attività metabolica dei microrganismi. Questo apre la strada a impianti meno energivori e potenzialmente più semplici da gestire. Le analisi LCA confermano inoltre che il recupero dei metalli dai PCB ha, nel complesso, un impatto ambientale inferiore rispetto alla produzione primaria dei metalli.
La drastica riduzione delle emissioni serra e dei consumi energetici nei bioreattori
I bioreattori per il bioleaching possono operare in condizioni prossime a quelle ambientali: per molti microrganismi impiegati nel trattamento dei RAEE le temperature ottimali si collocano tra 25° e 35 °C, a pressione atmosferica. Questo elimina il ricorso alle temperature estreme dei processi fusori e riduce quindi il fabbisogno di energia termica. L’assenza della combustione tipica dei forni metallurgici evita inoltre le relative emissioni dirette in atmosfera.
In prospettiva, questa caratteristica può tradursi in una riduzione fino all’80% delle emissioni di CO₂ per chilogrammo di metallo recuperato, rispetto ai processi pirometallurgici, contribuendo alla decarbonizzazione della filiera e-waste. Il vantaggio va letto nell’ottica dell’intero ciclo di vita: studi LCA mostrano infatti che consumi energetici, recupero finale dei metalli e gestione delle emissioni restano fattori determinanti per l’impatto complessivo del processo.
L’autonomia delle materie prime critiche e gli scenari della bio-estrazione in Europa
Per l’Unione Europea, le bio-raffinerie urbane possono diventare uno strumento per recuperare direttamente dai RAEE litio, cobalto e terre rare, riportando queste risorse nel ciclo produttivo senza dipendere esclusivamente dalle importazioni da Paesi terzi. La bio-estrazione si inserisce così negli obiettivi del Critical Raw Materials Act, che punta a rafforzare l’autonomia strategica europea e una filiera circolare a chilometro zero per settori ad alta intensità tecnologica, dalla produzione hi-tech alla mobilità elettrica. Il regolamento stabilisce per il 2030 l’obiettivo che la capacità di riciclo dell’UE sia sufficiente a fornire almeno il 25% del consumo annuo di materie prime strategiche.
In definitiva, la biolisciviazione dei RAEE trasforma i rifiuti elettronici in una risorsa preziosa, unendo recupero dei metalli, innovazione biotecnologica e sostenibilità per costruire un’economia davvero circolare.




