Dopo la roadmap del ministero dell’Ambiente (MASE) presentata a fine luglio 2026, le Regioni hanno fatto le loro proposte per evitare di fermare le raccolte e lasciare i Comuni nella morsa di una vera emergenza ambientale
In piena crisi nel settore del riciclo delle plastiche, dopo innumerevoli allarmi lanciati dal mondo delle imprese e delle associazioni di categorie, a fine settembre è intervenuta la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che ha formalizzato un documento di proposta indirizzato direttamente al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Una crisi che sta colpendo la filiera della raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in plastica in Italia, che affonda radici profonde in almeno quattro cause:
- Eccessiva eterogeneità delle miscele di polimeri in circolazione, il più delle volte difficili da riciclare (quanto meno in una logica di efficienza economica) e, soprattutto nel segmento degli imballaggi, il cui ciclo di vita è relativamente breve. Fattori che gonfiano a dismisura i flussi della gestione dei rifiuti post-consumo, soprattutto nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo (solo nel 2022, come precisa la Commissione UE, in media ogni cittadino europeo ha prodotto 36,1 kg di rifiuti da imballaggi in plastica, di questi soltanto 14,7 kg sono stati riciclati).
- Concorrenza sleale: La plastica vergine e quella riciclata proveniente da Paesi extra-UE costano molto meno rispetto a quella prodotta in Europa.
- Costi energetici: Le bollette elevate dell’energia elettrica pesano sui bilanci delle aziende di riciclo.
- Crollo della domanda: Le aste per vendere la plastica riciclata vanno spesso deserte, causando un calo dei profitti (in Italia i profitti del settore sono crollati dell’87% secondo i dati recenti).
La perdita di competitività dell’industria europea della plastica riciclata
Come denuncia da tempo l’associazione di categoria europea, “Plastic Europe”, infatti, l’industria europea della plastica – inclusa quella da riciclo – sta perdendo competitività a livello mondiale, con un’erosione progressiva delle proprie quote di mercato. Tra il 2018 e il 2024, la produzione globale di plastica è aumentata da 370,6 milioni di tonnellate a 430,9 milioni (+16%), mentre quella europea è diminuita da 62,3 milioni di tonnellate a 54,6 milioni (-12%). Si tratta di una crisi globale, che a livello nazionale
Secondo il Laboratorio REF Ricerche, infatti, le cause dello sconvolgimento in atto sono da ricercarsi nei divari di costo dell’energia che le economie europee pagano rispetto ad altre aree del mondo, come l’Asia o il Medioriente, e alla più stringente regolamentazione di matrice sociale e ambientale nel continente europeo che spinge a non investire e a delocalizzare le produzioni. Il corollario di questo percorso è la progressiva sostituzione di polimeri di origine extra-europea nelle produzioni europee. A ciò, si somma la mancanza di politiche di riconoscimento del contributo ambientale al riciclo delle plastiche post-consumo, in particolare di quelle flessibili e miste e – in alcuni casi – l’adozione di politiche restrittive e penalizzanti delle stesse.
Fermo della raccolta e rischi per la gestione dei rifiuti plastici
L’effetto principale della crisi è il fermo della raccolta, che sta mandando nel panico molti gestori della raccolta dei rifiuti urbani, con cumuli di rifiuti plastici che rischiano di essere dati alle fiamme, come sta accadendo da tempo. Oltre al rischio, concreto, che la crisi agevolino pratiche border-line, se non propriamente illegali.
Nel migliore delle ipotesi, hanno spiegato le Regioni al MASE, il ricorso forzato al recupero energetico rischia di vanificare gli sforzi compiuti dai cittadini, compromettendo gli obiettivi ambientali al 2030 e la tenuta economica dell’intera filiera del riciclo.
In una situazione del genere, le Regioni hanno sottolineato di trovarsi in una posizione altresì fortemente asimmetrica: pure essendo responsabili della vigilanza, delle autorizzazioni e del raggiungimento dei target europei di riciclo, non dispongono tuttavia di leve di mercato per intervenire sulle cause economiche del blocco.
Riciclo delle plastiche: le 21 proposte delle Regioni al MASE
Per tale ragione hanno scelto di presentare al MASE 21 proposte, articolate in sette ambiti d’intervento, così sintetizzabili:
- Garanzia ed esigibilità del ritiro (Azioni 1-4): richiesta di un atto di indirizzo ministeriale per fissare termini certi (in giorni) per il ritiro dei materiali lavorati, l’obbligo di un piano nazionale di rientro delle giacenze pregresse entro 30 giorni e l’imputazione degli oneri straordinari (come gli stoccaggi temporanei) al sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), proteggendo le tariffe dei Comuni. È prevista anche una clausola di salvaguardia affinché il conferimento d’emergenza a recupero energetico non penalizzi le percentuali ufficiali di raccolta differenziata dei Comuni.
- Stoccaggi, sicurezza e flussi (Azioni 5-9): adozione di linee di indirizzo nazionali uniformi per gli incrementi temporanei della capacità degli impianti (nel rispetto delle normative antincendio di cui al DM 26 luglio 2022), campagne informative sulle batterie al litio (causa di incendi), regolamentazione dei movimenti interregionali e semplificazione delle procedure per le spedizioni transfrontaliere intra-UE verso impianti di riciclo con capacità disponibile.
- Rilevazione unificata e dati economici (Azioni 10-11): introduzione di un modello unico quindicinale di rilevazione delle giacenze e obbligo di trasmissione dei dati economici sulle aste e sui prezzi di aggiudicazione disaggregati per polimero e area geografica.
- Riequilibrio economico immediato (Azioni 12-15): attivazione immediata di una contribuzione strutturale pluriennale sulle frazioni meno nobili (poliolefine miste e plasmix), notifica alla Commissione europea di un regime di aiuto per il credito d’imposta sull’acquisto di materie prime seconde (superando i limiti del de minimis), valutazione del modello di sostegno diretto adottato in Francia e creazione di un Fondo per il revamping tecnologico delle linee di selezione.
- Frontiere e tracciabilità (Azioni 16-18): rafforzamento dei controlli doganali tramite l’accordo MASE-ADM per verificare le dichiarazioni sul materiale riciclato importato, sostegno alla creazione di codici doganali distinti per polimeri vergini e riciclati a livello UE e calendarizzazione delle sanzioni sul contenuto minimo di riciclato (Regolamento UE 2025/40).
- Squilibri territoriali e insularità (Azioni 19-20): introduzione di clausole di salvaguardia e ristori per i costi di trasporto marittimo per le regioni insulari e prive di impianti di riciclo finale, unitamente all’inserimento di criteri premiali negli appalti pubblici (GPP) per l’uso di materiali riciclati da filiere di prossimità.
- Governance e monitoraggio (Azione 21): istituzionalizzazione permanente del tavolo di monitoraggio ministeriale con cadenza mensile e definizione di date e responsabilità precise per ciascun intervento.
La roadmap del MASE per superare la crisi del riciclo
L’intervento della Conferenza delle Regioni arriva dopo che lo stesso MASE, a fine luglio scorso, si era impegnato in una roadmap di azioni, che evidentemente non ha raggiunto gli effetti sperati, almeno nell’immediato. La proposta del Mase prevede(va) quattro azioni incardinate in quattro fasi, ovvero in un orizzonte temporale capace di andare oltre la contingenza:
- Immediata per far fronte alle eccessive giacenze dei Centri Comprensoriali: misure per evitare la saturazione degli impianti e il blocco della raccolta;
- A breve termine per il riequilibrio economico della filiera: facendo leva sulla domanda, sui prezzi e sui controlli alle frontiere, prevedendo sanzioni adeguati in cavo di violazioni di legge;
- Strutturale per riformare il sistema: strumenti digitali, certificazioni e sostegno effettivo alla plastica riciclata prodotta in casa;
- Monitoraggio dei dossier europei: analizzare best practice negli altri stati Ue, valutando gli effetti delle regole end of waste, piani d’azioni per l’economia circolare e regole EU-ETS.
Un mercato europeo più stabile e competitivo per la plastica riciclata
Anche per rispondere alle sollecitazioni delle Regioni, il Governo, tramite il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava, ha successivamente annunciato (26 settembre 2023) di aver messo a punto un non paper scritto proprio per rafforzare il mercato europeo delle plastiche riciclate e renderlo più stabile e competitivo. Il documento sarà trasmesso alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea, con l’obiettivo di raccogliere l’adesione degli altri Stati membri. Secondo il vice ministro, infatti, “quella del riciclo della plastica è infatti una sfida europea: la domanda di materiale riciclato è debole, mentre la concorrenza della plastica vergine a basso costo e le importazioni mettono sotto pressione la filiera”





