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Italia a rischio sanzioni per Efficienza energetica e “Case green”

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Avanza l’iter delle procedure d’infrazione aperte da Bruxelles nei confronti dell’Italia riguardo alla direttiva “Case green” e a quella sull’efficienza energetica. Per quest’ultima, il recepimento è incompleto. Mentre per “Case green” le procedure sono addirittura due. Su un binario viaggia il mancato invio del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Su un altro, il mancato recepimento dell’intera direttiva, che riguarda in questo caso tutti e 27 gli Stati membri dell’Ue.

L’Italia è tra i nove Stati membri che la Commissione europea ha richiamato all’ordine sulla cosiddetta direttiva “Case green” il primo ottobre. Dalle lettere di costituzione in mora già inviate da Bruxelles a marzo 2026, è arrivato ora il parere motivato; il prossimo passo è il deferimento alla Corte di giustizia dell’Ue, con il rischio di conseguenti sanzioni pecuniarie. L’Italia, così come Belgio, Cechia, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia, ha due mesi di tempo per inviare alla Commissione – “senza indebito ritardo” – il proprio progetto di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, che già sarebbe dovuto arrivare entro il 31 dicembre 2025, conformemente alla direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (UE 2024/1275).

Che cosa sono i piani nazionali di ristrutturazione degli edifici

“Tali piani – scrive la Commissione europea – sono uno strumento strategico essenziale che consente agli Stati membri di trasformare il loro parco immobiliare in una risorsa ad alte prestazioni, efficiente sotto il profilo energetico e decarbonizzato entro il 2050”.

“Sono essenziali per migliorare la prestazione energetica degli edifici e contribuiscono in tal modo all’indipendenza energetica, alla competitività, agli alloggi a prezzi accessibili, alla riduzione delle bollette energetiche e al miglioramento delle condizioni di vita”, prosegue il testo. Per questo viene chiesto agli Stati membri inadempienti di definire “percorsi di ristrutturazione prevedibili e chiare traiettorie a lungo termine”, fondamentali per orientare gli sforzi verso la decarbonizzazione dell’edilizia.

Va sottolineato che Francia e Germania, che erano al centro della precedente lettera di Bruxelles (19 gli Stati membri interessati dalla costituzione in mora), nel frattempo hanno inviato i loro piani di ristrutturazione. Lo hanno fatto anche Estonia, Grecia, Cipro, Lettonia, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Svezia.

Gli obiettivi della direttiva “Case green”

La direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia punta a ridurre progressivamente le emissioni di gas serra e i consumi energetici del patrimonio edilizio entro il 2030 e arrivare alla neutralità climatica dell’insieme degli edifici entro il 2050. Una sfida per tutti i 27 Stati membri dell’Unione. La direttiva, spiega la Commissione europea, offre un modo per “ridurre i costi energetici” e per “rafforzare l’indipendenza e la resilienza energetica”, sottolineando come “il 52% del consumo totale di gas naturale dell’Ue è direttamente o indirettamente legato agli edifici”. A questo si lega anche l’obiettivo di mettere fine alle importazioni di energia dalla Russia, un processo cominciato nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca.

Il no del ministro dei Trasporti 

L’iter prevede che gli Stati membri arrivino alla versione definitiva dei piani entro la fine del 2026. Ma, secondo quanto riportato dall’Ansa il 2 ottobre, “da Roma, il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, torna a ribadire che in Italia non ci sarà ‘alcuna applicazione dell’eurofollia delle case green’. Il vicepremier va all’attacco dei ‘burocrati di Bruxelles’ e assicura che da parte del governo non c’è ‘alcuna intenzione di imporre alle famiglie italiane una nuova stangata europea da decine di migliaia di euro. La casa degli italiani non si tocca’, ha scandito via social”. 

“Case green”, infrazione anche per il recepimento generale della direttiva 

Riguardo alla direttiva “Case green” è stata aperta a luglio 2026 dalla Commissione europea anche un’altra procedura d’infrazione, che riguarda tutti i 27 Stati membri, per non aver recepito l’intera direttiva entro la scadenza prevista del 29 maggio. Molti governi nazionali hanno, infatti, manifestato forti resistenze, sostenendo che le scadenze e gli standard imposti siano troppo distanti dalle reali caratteristiche del proprio patrimonio immobiliare. È un binario formale parallelo, ma collegato, alla procedura sui piani nazionali di ristrutturazione, e siamo in questo caso al primo passo: la lettera di costituzione in mora. 

“Case green”, Mase: “istruttoria avviata, recepimento inquadrato nel Piano casa e Pnrr”

Sull’argomento è intervenuto al Senato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, l’8 ottobre nel corso del “Question Time”. In merito alla direttiva “Case green”, ha spiegato Pichetto, il MASE “ha già trasmesso la bozza di norma che reca principi e criteri direttivi per il recepimento nell’ambito della legge di delegazione europea 2026”, attualmente in discussione al Senato. Il ministero, ha aggiunto il ministro, sta svolgendo le attività istruttorie e gli approfondimenti tecnici necessari alla predisposizione dello schema di decreto legislativo di recepimento” e “sono in corso interlocuzioni con le amministrazioni coinvolte nell’attuazione della direttiva per definire il quadro programmatorio”.

Nel percorso per adeguare l’ordinamento nazionale agli obiettivi di efficienza e decarbonizzazione del patrimonio edilizio, Pichetto ha menzionato il contributo di “misure fondamentali come il Piano Sociale per il Clima, il Piano Casa e la Misura per l’efficientamento dell’edilizia residenziale pubblica nell’ambito del PNRR”.

Avanza la procedura di infrazione anche per l’efficienza energetica

Tra le decisioni sui casi d’infrazione adottate da Bruxelles il primo ottobre c’è, inoltre, per l’Italia, il sollecito a recepire pienamente le norme europee in materia di efficienza energetica. Siamo insieme a Grecia, Spagna e Malta. Anche in questo caso il tempo a disposizione per mettersi in regola è di due mesi, pena il deferimento del caso alla Corte di giustizia dell’Ue e la richiesta di sanzioni pecuniarie. La direttiva riveduta è stata adottata nel 2023 (UE 2023/1791),in sostituzione di quella precedente del 2012, e gli Stati membri avevano l’obbligo di notificare le misure di recepimento entro l’11 ottobre 2025.

A novembre 2025 la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 26 Stati membri per l’incompleto recepimento della disposizione nei rispettivi ordinamenti nazionali. Dopo aver esaminato le misure di recepimento e le spiegazioni fornite dalla Grecia, dalla Spagna, dall’Italia e da Malta, Bruxelles ha concluso che questi Stati non hanno ancora recepito pienamente il testo.

Gli obiettivi della direttiva sull’efficienza energetica

La direttiva rivista introduce misure più ambiziose in materia di efficienza energetica per contribuire a ridurre il consumo complessivo di energia nell’UE, concorrendo così a migliorare la sicurezza energetica e l’accessibilità economica dell’energia. Fissa obiettivi per il consumo e il risparmio energetico, con particolare attenzione alle misure volte ad alleviare la povertà energetica, nonché obiettivi per il consumo delle autorità pubbliche e la ristrutturazione degli edifici di proprietà delle autorità pubbliche. L’Unione europea deve ridurre i consumi energetici finali dell’11,7% entro il 2030 rispetto alle proiezioni elaborate nel 2020.

La pubblica amministrazione è tenuta a ridurre il proprio consumo energetico complessivo dell’1,9% all’anno e a ristrutturare almeno il 3% della superficie totale dei propri edifici ogni anno. Il provvedimento introduce inoltre il principio “efficienza energetica al primo posto” quale principio fondamentale della politica energetica dell’Unione, che impone ai Paesi membri di tenere conto dell’efficienza energetica in tutte le decisioni politiche e le principali decisioni di investimento adottate nei settori energetico e non energetico.

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