Il Green Public Procurement (GPP), ovvero la spesa della pubblica amministrazione a favore di prodotti e servizi sostenibili procede ancora lentamente anche se in maniera diversa rispetto all’intero territorio. Se il Nord prova a spingere sull’acceleratore, il Centro e il Sud arrancano ancora.
Nell’ambito dell’annuale Ecoforum Nazionale di Legambiente (2 luglio 2026) sono stati presentati i dati del IX Rapporto sui numeri sull’applicazione del Green Public Procurement (GPP) da parte di Comuni e Capoluoghi rispetto ai bandi del 2025, scritto da Legambiente insieme alla Fondazione Ecosistemi, che insieme animano l’Osservatorio Appalti verdi. Si tratta dell’unica forma di monitoraggio, che in questo caso assume i contorni di un monitoraggio civico, su un tema cruciale per la transizione ecologica, ovvero la spesa green della pubblica amministrazione, che dovrebbe essere la principale leva pubblica a favore dell’economia circolare. Uno strumento, il GPP – che viaggia sempre insieme ai rispettivi Criteri Ambientali Minimi (CAM) che ne regolamentano l’applicazione in concreto –, obbligatorio in Italia da dieci anni, con l’articolo 34 del vecchio codice degli appalti (Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 Codice dei contratti pubblici) e confermato nell’articolo 57 del nuovo codice (Decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36). Non un optional, quindi, ma uno strumento obbligatorio che ancora oggi rimane troppe volte nei cassetti delle stazioni appaltanti pubbliche.
Un monitoraggio necessario, dunque, per capire se e come viene applicato il GPP, che si è svolto attraverso la somministrazione di un questionario on line, che ha visto la risposta positiva di 531 Comuni, considerando insieme sia il campione dei Capoluoghi che quello del resto dei Comuni, ovvero circa il 7% del totale dei comuni italiani. Percentuale considerata dai curatori del Rapporto abbastanza “rappresentativa per analizzare le performance del GPP”.
Il senso del lavoro, precisano i curatori, è infatti quello di comprendere il livello raggiunto da ciascuna stazione appaltante attraverso l’elaborazione di un indice complessivo di performance che mette a sistema le migliori pratiche di attuazione del GPP, prendendo in considerazione non solo l’applicazione dei CAM, ma anche i fattori che facilitano la diffusione di questo strumento centrale per la transizione ecologica, che è il GPP.
Il rapporto in sintesi
Intanto, il maggior contributo all’indagine lo hanno dato amministrazioni del nord-ovest con il 47% dei comuni che hanno scelto di rispondere al questionario, seguite dai comuni del nord-est (25%) e rispettivamente il 10% ed il 18% dei comuni delle regioni del centro e del sud/isole. Dati che spiegano anche il grado di apertura all’esterno delle amministrazioni coinvolte su un tema ancora poco mainstream, dove non sempre chi è chiamato a rispondere lo fa con particolare entusiasmo.
Da sottolineare che, come accaduto anche lo scorso anno, non ci sono state risposte da parte dei comuni umbri, in quanto né Perugia né Terni hanno risposto alla survey, così come è successo con la Valle d’Aosta con Aosta.
In particolare, dai dati raccolti emerge, infatti, “una partecipazione e una sensibilità maggiore dei Comuni non capoluogo del Nord (346 totali) con un indice di performance medio di applicazione del GPP del 57%, seguiti dai comuni del Sud e delle isole con una performance media del 53% e, fanalino di coda nella restituzione di dati riguardo il nostro monitoraggio di quest’anno, le amministrazioni del centro con una performance media del 53% ottenuta dai 50 comuni che hanno partecipato al monitoraggio”.
I Capoluoghi del Nord (29 totali) risultano essere quelli più reattivi, sia nel rispondere al questionario che a mostrare interesse al tema della sostenibilità a cui richiama il Green Procurement, “con un indice di performance medio del 81%, seguiti dai capoluoghi del Centro (81% indice di performance medio anche se solo con 9 Capoluoghi indagati) e in questo caso, fanalino di coda, i capoluoghi del Sud con una performance media del 64% nelle politiche e nell’applicazione dei CAM”.
| Macroaree | Numero di CnC (OAV26) | % CnC (OAV26) | % media IP GPP (OAV26) | Regioni (macroaree secondo ISTAT) |
| Nord-Ovest | 224 | 47% | 55% | Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria |
| Nord-Est | 122 | 25% | 59% | Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna |
| Centro | 50 | 10% | 53% | Toscana, Umbria, Marche, Lazio |
| Sud e isole | 84 | 18% | 54% | Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna |
Tabella 1
Dati dei comuni non capoluogo (CNC) monitorati dall’Osservatorio Appalti Verdi nel 2026, aggregati secondo macro-aree Istat
Complessivamente, l’indice medio di performance del totale dei Comuni è del 57% (due punti in più rispetto al 2025), con differenze significative tra i Capoluoghi ed il resto dei Comuni. I primi, infatti, fanno sicuramente meglio, registrando un indice di performance GPP pari al 77%, mentre i secondi rimangono ancorati a uno stanco 55%. Questa peculiarità, spiegano i curatori del Rapporto, “ribadisce ciò che già riscontravamo anche nelle precedenti indagini: città grandi, più strutturate e organizzate a livello amministrativo, riescono ad applicare in modo più accurato le politiche proprie del GPP ed il rispetto dei CAM nelle gare di appalto rispetto a comuni più piccoli”. Inoltre, “si consolida anche secondo noi un’attenzione a questa pratica e una disponibilità, seppur lieve da parte dei capoluoghi, a partecipare alla nostra indagine. Una delle proposte, infatti, è anche quella di favorire l’aggregazione di realtà più piccole per efficientare i processi di acquisto e utilizzo del GPP”.
A livello regionale, solo per rimanere alle regioni più virtuose, l’Emilia Romagna registra la Media di Indice Performance GPP più alta, pari al 74%, seguita dall’Abruzzo (73%), dalla Liguria (69%), dalla Toscana (67%), dalla Sardegna (61%) e dal Lazio (60%).
| Regioni | Comuni indagati OAV 2026 | % Comuni OAV 2026 – rispetto al totale dei Comuni per Regione (ISTAT, 2026) | Media Indice Performance GPP 2026 a livello Regionale |
| Abruzzo | 9 | 3% | 73% |
| Basilicata | 5 | 4% | 40% |
| Calabria | 9 | 2% | 53% |
| Campania | 20 | 4% | 57% |
| Emilia-Romagna | 23 | 7% | 74% |
| Friuli-Venezia Giulia | 16 | 7% | 61% |
| Lazio | 15 | 4% | 60% |
| Liguria | 13 | 6% | 69% |
| Lombardia | 144 | 10% | 54% |
| Marche | 17 | 8% | 47% |
| Molise | 6 | 4% | 50% |
| PA Bolzano (11)° | 11°° | 11% | 69% |
| PA Trento (22)° | 22°° | 63% | |
| Piemonte | 71 | 6% | 57% |
| Puglia | 9 | 4% | 59% |
| Sardegna | 23 | 6% | 61% |
| Sicilia | 16 | 4% | 44% |
| Toscana | 23 | 8% | 67% |
| Umbria | 4 | 4% | 36% |
| Valle d’Aosta | 7 | 9% | 51% |
| Veneto | 68 | 12% | 57% |
| Totale | 531* | ~7% dei Comuni italiani coinvolti | 57%** |
MEDIA DELL’IP GPP (INDICE DI PERFORMANCE DEL GPP) PER REGIONE, IN FUNZIONE DEI COMUNI CHE
HANNO PARTECIPATO ALL’INDAGINE 2026, NEL MONITORAGGIO DELL’OSSERVATORIO APPALTI VERDI.
* TOTALE CAMPIONE OAV 2026 – COMUNI + CAPOLUOGHI;
** MEDIA DEL CAMPIONE DEL MONITORAGGIO CIVICO DELL’OSSERVATORIO APPALTI VERDI VERSO LE
AMM.NI COMUNALI 2026;
° NUMERO DEI COMUNI PER PROVINCIA AUTONOMA RAGGIUNTI;
°° TOTALE REGIONALE PER LA REGIONE TRENTINO ALTO ADIGE
Le principali criticità
La maggiore difficoltà emersa nell’applicazione dei CAM – che sono i requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato – è rappresentata dalla “mancanza di formazione” (71% delle risposte per i Comuni e 55% per quelle dei Capoluoghi).
Mentre, soprattutto con riferimento ai comuni non capoluogo, sembrerebbe “non essere difficile reperire sul territorio aziende che forniscono prodotti, servizi e lavori, che rispettino i Criteri Ambientali Minimi”. Questo, si legge nel Rapporto, probabilmente “perché gli acquisti potrebbero essere centralizzati e non c’è una gara direttamente emessa dal piccolo comune; per i Capoluoghi il valore arriva al 43%, una percentuale da non sottovalutare nel 2026 rispetto ai bandi 2025”.
Le altre difficoltà in merito alla stesura dei bandi o nell’integrazione e gestione dei dati da un punto di vista digitale non appaiono di particolare rilievo, visti che la “conoscenza del Green Public Procurement” è ormai consolidata come politica necessaria per l’amministrazione pubblica (media complessiva 98% per i Capoluoghi e 84% per i Comuni). Mentre dal Rapporto emerge anche l’esigenza che migliori la qualità dell’attività delle altre stazioni appaltanti indagati dall’Osservatorio Appalti Verdi, in particolare Centrali di committenza regionali, ASL e Enti gestori di aree protette.
Criteri sociali e di Gender Procurement
Rispetto ai Criteri Sociali e a quelli per il Gender procurement, si legge nel Rapporto, “c’è sicuramente una maggiore applicazione e attenzione con percentuali dignitose nelle amministrazioni capoluogo (rispettivamente 69% e 94%), con una crescita importante, rispetto al 2025, per la selezione sostenibile di beni e servizi che considerano l’empowerment delle donne e l’impatto sulla parità di genere cercando di integrare tre livelli principali: il sostegno all’impresa femminile, la valutazione dei fornitori e l’impatto sui beneficiari dei prodotti servizi e lavori”. Valori comunque da migliorare e implementare nel campione dei comuni non capoluogo (rispettivamente 39% e 59%).
In poche parole, Il Gender procurement gode di una maggiore attenzione e applicazione, rispetto ai criteri sociali, le percentuali in linea generale sono aumentate in positivo, anche se il lavoro da fare è ancora molto.
Quali benefici principali?
Tra i principali benefici che le stazioni appaltanti hanno riscontrato nell’attuazione del GPP, è emerso nel tenore delle risposte, in modo particolare, l’aspetto legato ad “un migliore accesso ai finanziamenti comunitari” per la maggior parte del campione di 480 Comuni, così come una migliore reputazione delle amministrazioni comunali e l’impatto positivo dal punto di vista ambientale e sociale. Dato da sottolineare con forza, poiché conferma l’importanza dell’applicazione del GPP, sia in termini economici, favorendo l’intercettazione soprattutto di fondi Ue, che sociali, favorendo il passaggio graduale e maggiormente consapevole delle amministrazioni locali alla transizione ecologica.





