Resi online e impatto ambientale: dietro la comodità della restituzione gratuita si nascondono trasporti, plastica e emissioni spesso invisibili.
Ordinare più taglie o colori per poi restituire gli articoli non desiderati ha trasformato il reso gratuito in uno dei fattori più inquinanti del commercio elettronico. Il costo ambientale dei resi online dipende soprattutto dalla logistica inversa degli e-commerce, che comporta un doppio viaggio per i mezzi di trasporto e genera nuovi imballaggi, spesso in plastica monouso.
Inoltre, gli elevati costi del ricontrollo manuale possono portare alla distruzione di prodotti ancora integri. L’inquinamento dei resi gratuiti può essere ridotto promuovendo acquisti più ponderati e introducendo contributi simbolici sulle restituzioni, così da diminuire l’impronta carbonica delle vendite online. Vediamo insieme in che modo.
L’illusione della gratuità e le abitudini d’acquisto nello shopping moderno
Per chi acquista online, il reso gratuito può sembrare un servizio senza conseguenze. Basta un clic per ordinare e un altro per restituire ciò che non convince, trasformando la possibilità di cambiare idea in una parte quasi naturale dell’esperienza di shopping. La crescita dell’e-commerce ha infatti modificato le abitudini di acquisto e reso più facile comprare anche quando non siamo completamente sicuri della scelta.
Il problema è che la gratuità per il consumatore non significa assenza di costi. Dietro ogni restituzione ci sono trasporti aggiuntivi, consumo di carburante, nuovi imballaggi e, soprattutto nelle aree urbane, un aumento delle consegne e dei ritiri effettuati dai corrieri. Nel settore moda il fenomeno è particolarmente evidente: una ricerca McKinsey ha rilevato un tasso di restituzione del 25% per l’abbigliamento acquistato online, contro il 20% complessivo.
A favorire questo comportamento contribuisce anche il bracketing, cioè l’abitudine di acquistare più varianti dello stesso prodotto sapendo già che soltanto una verrà conservata. È il caso, per esempio, di chi ordina la stessa maglia in tre taglie diverse per provarla comodamente a casa e restituire le altre due. Non si tratta necessariamente di un comportamento irrazionale: la possibilità di verificare vestibilità, colore e materiale nel proprio ambiente riduce il rischio percepito dell’acquisto online. Ma proprio perché il reso è semplice e gratuito, può diventare una sorta di rete di sicurezza che incoraggia a comprare più del necessario.
La gratificazione immediata dell’e-commerce finisce così per cambiare anche la percezione del valore dei beni. Un capo acquistato con pochi clic può sembrare meno impegnativo di uno scelto in negozio, mentre la possibilità di rimandarlo indietro rende la decisione d’acquisto apparentemente reversibile. Il reso a costo zero, però, trasferisce una parte del prezzo reale della scelta sulla filiera e sull’ambiente. Greenpeace ha documentato, in un’indagine su 24 capi acquistati da otto e-commerce di fast fashion, percorsi complessivi di circa 100mila chilometri tra consegne e restituzioni, mostrando concretamente quanto possa essere lunga la strada nascosta dietro un acquisto apparentemente semplice.
Il viaggio della logistica inversa e l’impronta di carbonio delle spedizioni
Dal momento della consegna al corriere fino al rientro nei centri di smistamento, un acquisto restituito compie un percorso molto più articolato rispetto a quello di un prodotto trattenuto. La logistica d’andata è generalmente più efficiente perché organizza le spedizioni dal magazzino verso più destinazioni, mentre la logistica inversa è più frammentata e prevede la raccolta dei singoli pacchi dai diversi punti di ritiro, con camion che possono viaggiare anche semi-vuoti. La tabella mette a confronto le diverse fasi dei due percorsi e il relativo impatto ambientale.
| Fase del processo d’acquisto | Tratte stradali e trasporti | Produzione di imballaggi | Impatto sulle emissioni di CO₂ |
|---|---|---|---|
| Acquisto singolo trattenuto | Singolo viaggio dal magazzino al cliente | Scatola o busta originale riciclabile | Contenuto (ottimizzato per consegne cumulative) |
| Acquisto con reso e riconfezionamento | Doppio viaggio (magazzino → cliente → magazzino) | Buste di plastica aggiuntive ed etichette | Fino al +120% di CO₂ per singola spedizione |
| Reso destinato allo smaltimento | Triplo viaggio verso inceneritore o discarica | Imballaggi monouso non recuperati | Fino al +200% di CO₂ con perdita totale del prodotto |
L’impatto degli imballaggi monouso e la plastica nei trasporti di ritorno
Ogni reso può richiedere nuovi materiali per il trasporto, dalle scatole di cartone al nastro adesivo in plastica, fino a pluriball e buste per la spedizione di rientro. Questi imballaggi, spesso difficili da separare a causa di adesivi e nastri sintetici, possono finire nel rifiuto indifferenziato invece di essere riciclati. Nel complesso, gli e-commerce globali generano oltre 2 miliardi di kg di rifiuti plastici all’anno legati agli imballaggi.
La distruzione dei prodotti invenduti e il paradosso dei costi di riassortimento
Anche un prodotto nuovo può diventare economicamente sconveniente da rimettere in vendita. Ispezionarlo, verificarne le condizioni, stirarlo, piegarlo e reinserirlo nell’inventario richiede infatti lavoro manuale e costi che possono superare il valore della merce. Per questo alcuni grandi operatori scelgono di distruggere o macerare i resi anziché riassortirli. Nel fast fashion, fino al 25% dei resi può finire direttamente in discarica senza essere rimesso in vendita.
Le soluzioni pratiche per ridurre l’impronta ecologica delle nostre spese online
Ridurre l’impatto dei resi online non significa rinunciare alla comodità dell’e-commerce, ma acquistare in modo più consapevole. Sempre più marchi internazionali stanno introducendo contributi simbolici sui resi per scoraggiare le restituzioni non necessarie e promuovere una gestione più sostenibile della logistica.
Parallelamente, il settore sta investendo in servizi digitali come tabelle taglie più precise, scansioni 3D degli abiti e consegne consolidate presso i locker di quartiere, soluzioni capaci di ridurre drasticamente i viaggi dei corrieri e le emissioni legate all’ultimo miglio.
La scelta delle tabelle taglie accurate e dei camerini virtuali
Il modo più efficace per ridurre i resi è prevenirli. Misurarsi con precisione prima dell’acquisto e utilizzare guide taglie interattive, strumenti di intelligenza artificiale e camerini virtuali integrati negli e-commerce aiuta a scegliere la vestibilità corretta, con una riduzione stimata fino al 35% degli errori di taglia e fino al 40% delle restituzioni legate alla misura
L’utilizzo dei punti di ritiro di quartiere e la spedizione consolidata
Anche la modalità di consegna può fare la differenza. Scegliere locker automatici o punti di ritiro di quartiere, invece della consegna porta a porta, consente di accorpare le spedizioni e ridurre le fermate dei furgoni nell’ultimo miglio. Questo modello può abbattere fino al 50% delle emissioni di CO₂ per pacco, contribuendo a diminuire traffico urbano e impatto ambientale.




