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Sostenibilità: cresce l’impegno delle aziende ma gli obiettivi 2030 dell’ONU sono a rischio

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Contrasto al cambiamento climatico e transizione ecologica sono tra le priorità dei top manager mondiali, che spingono l’impegno delle aziende sul fronte della sostenibilità. Tuttavia, il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sembra ancora lontano; guerra e crisi energetica non aiutano.

Crisi climatica e transizione ecologica sono tra le priorità dei top manager mondiali, che aumentano investimenti e impegno delle aziende sul fronte della sostenibilità, fattore di competitività nel futuro prossimo. E le aziende italiane sono in prima linea. Tuttavia, le ripercussioni della guerra in Ucraina, la crisi delle materie prime e del gas rischiano di mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Crisi climatica: per più della metà dei manager italiani è una priorità

I vertici delle imprese considerano il cambiamento climatico come una priorità, pur in un contesto di incertezza globale. Stando al 42% dei C-level (i top manager) a livello globale, infatti, si tratta di una tematica in cima alla loro agenda. Al punto da essere classificata come una delle tre questioni principali da affrontare, preceduta solo dai timori sull’andamento dell’economia (44%). È quanto emerge dal “CxO Sustainability Report 2023 – Accelerating the Green Transition”, indagine svolta da Deloitte a livello globale (oltre 2000 interviste in 24 Paesi ai top manager dei principali settori industriali) e presentata nei giorni scorsi in occasione del World Economic Forum di Davos. Il nostro Paese occupa una posizione di avanguardia. Secondo gli analisti di Deloitte, infatti, i vertici aziendali italiani percepiscono la necessità di interventi per contrastare il cambiamento climatico in misura superiore alla media globale: il 52% degli intervistati (rispetto al 42% a livello mondiale) la indica come questione più urgente da fronteggiare nel 2023. Il 63% dei top manager italiani (dato in linea con quello globale, 61%) ritiene che nei prossimi tre anni il cambiamento climatico impatterà le strategie e le attività aziendali. Per questo, le organizzazioni italiane stanno aumentando il proprio impegno: 8 aziende italiane su 10 hanno accresciuto gli investimenti legati alla sostenibilità, il 71% (rispetto il 59% a livello globale) fa un maggiore utilizzo di materiali sostenibili e il 64% (contro il 54% globale) ha adottato tecnologie “pulite”. “In un momento storico caratterizzato da incertezze ed evoluzioni del contesto competitivo, i leader aziendali hanno classificato il cambiamento climatico come la più importante sfida da affrontare – sottolinea Franco Amelio, Sustainability Leader di Deloitte Italia- il percorso verso un futuro più sostenibile richiederà tempo, investimenti aziendali e sarà guidato da tecnologie innovative e approcci creativi. È promettente vedere che i leader aziendali, e in particolare quelli italiani, siano convinti della possibilità che sia le loro organizzazioni sia l’economia globale possano continuare a crescere raggiungendo gli obiettivi climatici e riducendo le emissioni di gas serra, facendo quindi della sostenibilità una priorità e aumentando i loro investimenti per contribuire a tracciare la strada”. “Essere parte attiva della transizione verso un’economia a basse emissioni – spiega Stefano Pareglio, Presidente di Deloitte Climate & Sustainability – rappresenta una scelta ineludibile, volta ad assicurare la continuità e la competitività delle imprese: ciò significa, in pratica, orientare l’evoluzione del modello di business in un’ottica di medio-lungo periodo. Dalla ricerca emerge come questa consapevolezza sia diffusa nei livelli apicali del management aziendale, anche più di quanto ci si potrebbe attendere in ragione del contesto geopolitico e dello stato degli accordi internazionali sulla lotta al cambiamento climatico”. Secondo i manager, tuttavia, per conseguire una trasformazione significativa sono necessarie azioni più incisive, in grado di far muovere l’ago della bilancia: ad esempio lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi rispettosi dell’ambiente (il 66% dei manager italiani contro il 49% a livello globale), la costituzione di un ecosistema di partner fondato su criteri di sostenibilità (61% dei manager italiani contro il 44% globale) e la realizzazione di interventi volti a rendere più sicure le strutture aziendali in caso di eventi climatici estremi (50% dei manager italiani contro il 43% globale). Non mancano le barriere: dai costi molto elevati delle iniziative per la sostenibilità (25% in Italia contro 19% globale) al focus ancora orientato al breve termine (21% Italia, 18% globale) alla mancanza di sostegno da parte delle istituzioni (21% Italia contro 12% globale).

Obiettivi di sviluppo sostenibile minacciati dalla congiuntura geopolitica e la crisi energetica

Questa consapevolezza a livello nazionale e globale, tuttavia, non sembra sufficiente a garantire il raggiungimento dei Sustainable Development Goals (SDGs), gli Obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall’ONU nel 2015 con l’Agenda 2030. I dubbi e le preoccupazioni emergono dal più grande studio mai condotto dal Global Compact delle Nazioni Unite e Accenture sui CEO e la sostenibilità, che si basa su informazioni raccolte da più di 2.600 CEO di 128 Paesi, 18 settori industriali, approfondite in oltre 130 interviste: si tratta del più grande campione mai preso in esame, affermano i curatori, dall’inizio del programma nel 2007. Nell’analisi, i manager mettono in guardia sulla tempesta perfetta cui oggi assistiamo e sui suoi effetti sugli SDGs: la convergenza di fattori di crisi di portata mondiale ha prodotto fragilità del multilateralismo, instabilità socioeconomica, discontinuità nelle catene di fornitura. “In un mondo caratterizzato da conflitti, crisi energetiche, aumento dell’inflazione e minacce di recessione – ha spiegato Sanda Ojiambo, vicesegretario generale, CEO e direttore esecutivo del Global Compact delle Nazioni Unite – lo studio di quest’anno afferma come i CEO non credano che il mondo sia sufficientemente resiliente alle crisi come ci si aspettava. Il sistema delle aziende continua a subire l’impatto di molteplici shock. Di conseguenza, su un’ampia gamma di questioni – dal cambiamento climatico in aumento, alle crescenti disuguaglianze sociali ed economiche – l’azione delle imprese, in questo momento, non è all’altezza dell’ambizione e del ritmo necessari a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite entro il 2030”. Con soli 8 anni a disposizione per raggiungere i traguardi indicati dagli SDGs, quasi la metà (43%) dei CEO a livello mondiale afferma come i propri sforzi verso la sostenibilità siano ostacolati dalla congiuntura geopolitica. E la percentuale sale tra i manager dei Paesi in via di sviluppo (51%). Secondo gli analisti di Accenture però, alcuni CEO continuano a generare valore condiviso per gli stakeholder e vantaggio competitivo attraverso innovazione e collaborazione di sistema, in ottica di sostenibilità: il 63% ha investito in nuovi prodotti e servizi sostenibili, il 55% ha migliorato la raccolta dei dati sulla sostenibilità lungo le catene del valore, il 49% ha investito in fonti di energia rinnovabili. Quasi la metà (il 49%) sta evolvendo verso modelli di business circolari e il 40% sta incrementando gli investimenti in ricerca e sviluppo orientate all’innovazione sostenibile. “Non riuscire a mantenere la promessa rappresentata dagli SDGs è una reale preoccupazione ma, allo stesso tempo, un’enorme opportunità per le aziende che sappiano reinventare il proprio modo di fare impresa e promuovere la sostenibilità come una delle forze chiave per il cambiamento nel prossimo decennio – ha affermato Peter Lacy, Global Sustainability Services Lead e Chief Responsibility Officer di Accenture – Nuove ondate di investimenti tecnologici e innovazioni rivoluzionarie possono rendere gli SDGs nuovamente raggiungibili, se le aziende faranno leva sulla sostenibilità per creare nuovi mercati, prodotti e servizi capaci di correggere la traiettoria attuale e favorire lo sviluppo in tempi di grande cambiamento”. Ojiambo è convinta: “nonostante alcune battute d’arresto, c’è ancora spazio per sperare”.

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Redazione

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