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Zone FAO per la pesca: Mappa 2026 delle aree sicure e di quelle a rischio

Zone FAO di pesca: un banco di pesce appena pescato
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Quando stiamo per acquistare del pesce, è importante controllare la zona di provenienza del pescato consultando l’indicazione delle cosiddette zone di pesca FAO. É infatti un obbligo di legge esporre tale dicitura su confezioni ed etichette. 

Quando facciamo la spesa, vi è mai capitato di chiedervi “Ma questo pesce da dove viene?”. Per toglierci ogni dubbio, possiamo sempre chiedere al pescivendolo di fiducia o all’addetto del reparto ittico. 

Se però ci troviamo tra le mani una confezione, pronta e sigillata, e non c’è nessuno a cui domandare, come possiamo capirlo in autonomia? L’informazione è visibile sull’etichetta, sebbene non tutti ne siano a conoscenza. Le zone di pesca FAO sono macro-aree geografiche, definite dall’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite e utilizzate per suddividere gli oceani e i mari del mondo. Ciò serve a monitorare e regolare le attività di pesca.

Che cosa sono le zone FAO di pesca?

L’indicazione della zona FAO di provenienza del pescato certifica la zona di provenienza di pesce, molluschi o crostacei. Di fatto, segnala il luogo esatto in cui il prodotto è stato catturato. 

Il numero della zona FAO di pesca informa l’acquirente con precisione, sul mare o sul bacino interno in cui è avvenuta la cattura dell’animale. L’obbligo di riportare questa indicazione riguarda sia il pesce decongelato (se il prodotto arriva da mari lontani, lo si congela per prepararlo al trasporto), sia le confezioni di pescato fresco. La normativa di riferimento è contenuta nel Regolamento Europeo 1379, del 2013, che aggiorna una misura UE del 2001.

Il Regolamento UE relativo alla tracciabilità del pesce impone, come unico strumento obbligatorio sull’intero territorio dell’Unione, l’indicazione della zona FAO di pesca da cui il prodotto proviene. L’area nella quale è stato catturato non deve necessariamente coincidere con quella di lavorazione. La suddivisione in zone FAO non segue, in alcun modo, i confini politici, bensì circoscrive gli stock biologici. La ripartizione non ha nulla a che fare con le acque territoriali: è un indicatore plasmato a seconda dei movimenti e delle abitudini dei banchi di pesce.

Codice FAOArea geograficaSpecie caratteristicheVerdettoDettagli sulla sostenibilità
ATLANTICO
21Atlantico Nord-OccidentaleMerluzzo (tipicamente ben gestito, con attento monitoraggio delle quote), Aragosta (popolazioni generalmente stabili).🟢 Ben gestitaLe politiche di gestione sono mature, con monitoraggio rigoroso e quote di pesca basate su dati scientifici solidi. Vi è un’ottima trasparenza nelle pratiche di pesca.
27Atlantico Nord-OrientaleSalmone (soprattutto selvaggio, gestito in modo sostenibile), Merluzzo (l’attenzione è alta su alcune popolazioni), Aringa.🟢 Ottima sceltaQuest’area è spesso considerata un modello per la gestione delle risorse ittiche. Le popolazioni sono resilienti e la pressione di pesca è monitorata attentamente, per prevenire il sovrasfruttamento.
31Atlantico Centro-OccidentaleTonno (specie migratorie, richiede cooperazione internazionale), Crostacei (sensibili all’inquinamento costiero).🟡 Attenzione foci fiumiLa vicinanza alle foci dei grandi fiumi aumenta il rischio di contaminazione da deflusso agricolo e industriale, influenzando la qualità e la salute degli organismi marini. La gestione del tonno può essere complessa e generare discordie.
34Atlantico Centro-OrientalePolpo (richiede una gestione basata sulle fluttuazioni stagionali), Sardine (popolazioni naturalmente fluttuanti).🟡 Pesca intensivaL’alta domanda ha portato a metodi di pesca intensiva che, se non strettamente regolamentati, possono mettere sotto pressione le popolazioni locali. È necessario un maggiore controllo sugli sforzi di pesca in questa area.
41Atlantico Sud-OccidentaleCalamari (risorse importanti per la pesca d’altura), Gamberi (gestione variabile a seconda delle zone).🟢 Buona qualitàNonostante la pesca sia commerciale, le popolazioni mostrano buona resilienza e le pratiche di gestione, sebbene meno stringenti che nel Nord, mantengono un equilibrio accettabile.
47Atlantico Sud-OrientaleNasello (popolazioni sensibili alla pesca eccessiva, specialmente in passato).🟡 MedioLa situazione è migliorata rispetto al passato, ma richiede una vigilanza continua. Il verdetto medio riflette una gestione che non è né eccezionale né critica, ma che presenta margini di miglioramento nella raccolta dei dati.
MEDITERRANEO
37Mediterraneo e Mar NeroPesce Azzurro (sardine, alici – generalmente fresche, ma le popolazioni sono sotto pressione), Spada (specie altamente migratoria e vulnerabile).🟡 Fresco ma occhio all’inquinamentoL’ambiente semi-chiuso rende il Mediterraneo particolarmente vulnerabile all’inquinamento (soprattutto microplastiche e metalli pesanti). Sebbene il pescato locale sia spesso freschissimo, il sovrasfruttamento è diffuso e la gestione frammentata, tra i paesi rivieraschi.
INDIANO
51Indiano OccidentaleTonno (specie di alto valore, spesso bersaglio di grandi flotte), Gamberi (la pesca a strascico può impattare sugli habitat).🔴 Rischio pesca illegaleLa debolezza delle strutture di controllo e la vasta estensione dell’area rendono elevato il rischio di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU, nell’acronimo inglese), minacciando la sostenibilità a lungo termine delle specie chiave.
57Indiano OrientaleGamberi, Tonno.🟡 VariabileLa sostenibilità dipende fortemente dalla nazione che gestisce le acque e dalle specifiche flotte. Alcune aree hanno programmi di miglioramento, altre mostrano pratiche insostenibili. La variabilità è alta. È consigliato verificare caso per caso come sia stato gestito quel banco di pesce.
PACIFICO
61Pacifico Nord-OccidentaleSalmone (popolazioni gestite da USA e Canada con normative severe), Pollack (stock abbondante e gestito bene).🟢 Sicuro, le radiazioni non sono eccessiveNonostante le preoccupazioni storiche o percepite (legate principalmente al disastro diFukushima), i test scientifici regolari confermano che il pescato è sicuro. La gestione è eccellente e i rendimenti sono sostenibili.
67Pacifico Nord-OrientaleSalmone selvaggio (Alaska).🟢 EccellenteL’Alaska è rinomata per la gestione estremamente rigorosa e scientificamente fondata della sua pesca al salmone selvaggio, garantendo il ripopolamento e la salute degli ecosistemi. La qualità del pescato, a queste latitudini, è tra le migliori al mondo.
71Pacifico Centro-OccidentaleTonno (Pinna Gialla – Thunnus albacares).⚠️ SovrasfruttatoNonostante sia un’area di pesca primaria per il tonno, le popolazioni del celebre Pinna Gialla sono sottoposte a una pressione tale da essere considerate sovrasfruttate, in molte valutazioni internazionali. Sarebbe bene procedere a un immediato, e drastico, taglio delle quote.
77Pacifico Centro-OrientaleTonno, Sardine.🟡 Pressione altaLa vicinanza a grandi mercati e l’efficienza delle flotte di pesca mantengono una pressione elevata sulle popolazioni. Le normative esistono, ma l’applicazione e l’efficacia sono insufficienti a garantire un recupero completo.
81Pacifico Sud-OccidentaleMerluzzo, Calamari.🟢 Ottima gestioneL’area (spesso associata a Nuova Zelanda e Australia) beneficia di una gestione moderna e basata su dati reali, con un forte impegno per la riduzione delle catture accessorie e una elevata protezione degli habitat marini.

Analisi delle zone sospette: facciamo chiarezza

Tra le aree indicate nella nostra tabella, ve ne sono alcune problematiche: la zona FAO 61, che comprende il bacino di Fukushima, preoccupa per la possibile presenza di radiazioni nel pesce, in seguito al riversamento in mare dell’acqua giunta alla centrale nucleare a causa dello tsunami del 2011. La zona 51, che fa riferimento all’oceano indiano occidentale, è spesso segnalata come particolarmente inquinata e sovrasfruttata, specialmente per il tonno a pinna gialla.

La grafica che abbiamo proposto consiglia un certa attenzione con il pesce proveniente dalle zone 31, 34, 37, 47,57, 71, 77 e 87. Le minacce principali per queste zone critiche derivano da sovrasfruttamento e/o inquinamento. Nei paragrafi che seguono, abbiamo evidenziato i principali rischi, approfondito a quali specie di pesce occorre fare attenzione e per quali motivi è consigliabile prediligere il pescato proveniente da determinati quadranti. Il semaforo giallo non incide sempre sulla qualità del pesce, spesso si riferisce alle tipologie di pesca e allo scarso rispetto delle regole da parte dei poscatori.

Zona FAO 61: il mito delle radiazioni

Diversamente da quanto si potrebbe erroneamente pensare, tanto il merluzzo quanto il salmone provenienti da questa zona sono assolutamente sicuri. Come abbiamo spiegato in un focus specifico, non vi è alcuna prova sul fatto che l’acqua di Fukushima sia più radioattiva di quella di altri mari. 

La più recente conferma sulla salubrità del pesce residente al largo della regione del Tohoku è stata ribadita dal report 2025 IAEA, pubblicato e diffuso dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Il rapporto ha confermato che lo scarico dell’acqua trattata, a causa della sua infiltrazione nella centrale atomica di Fukushima Daiichi, rispetta tutti gli standard nazionali di edibilità per il pesce e i crostacei. I livelli di radionuclidi nel mare si mantengono bassi e stabili. 

L’analisi di pesce e frutti di mare locale, sottoposti a monitoraggio continuo in seguito alla reimmissione dell’acqua nell’Oceano, mostra che i rischi per la salute sono trascurabili. Il dossier dell’Agenzia ha consolidato la sicurezza dei prodotti ittici locali, evidenziando come le preoccupazioni relative alle radiazioni in mare, a 15 anni dal disastro, non abbiano fondamento concreto. 

Temere la zona di pesca FAO 61 a causa delle conseguenze del terremoto e maremoto del 2011 appare poco sensato. Il monitoraggio dei banchi di pesce provenienti dall’Oriente è continuo e costante da quando si è cominciato a riversare in mare, gradualmente, l’acqua che si era infiltrata all’interno della centrale atomica. Non si sono mai registrati eccessi o squilibri nei valori degli inquinanti.

Zone FAO 41 e 47: sono inquinate?

I quadranti 41 e 47 sono i settori dell’Atlantico tra Sudamerica e Africa e includono le zone di oceano profondo tra Argentina e Sudafrica. A queste coordinate non troviamo rischi chimici o legati a contaminazioni di tipo ambientale né si tratta di aree che presentano valori di inquinanti particolarmente più elevati rispetto a quelli dei quadranti circostanti. Certamente, le microplastiche sono un problema nell’Atlantico, ma questa zona non ne presenta una quantità maggiore rispetto alle altre.

Quello a cui occorre fare attenzione, a queste latitudini, è la regolamentazione della pesca. Lo sfruttamento delle flotte è intensivo e non dà tregua ai banchi di pesce, impedendo loro di ripopolare l’area nei periodi di fermo pesca concordati. Le regole ci sono, sia a livello nazionale sia internazionale. Non tutti gli equipaggi di pescatori, però, le rispettano. Continuando a sfruttare i bacini, senza soluzione di continuità, si mette a rischio la sopravvivenza delle specie.

Guida al tonno: dove si pesca quello più sicuro?

Il tonno è tra le specie più ricercate e pescate al mondo. Non sempre lo si cattura in maniera legale. Pur di introdurlo sul mercato senza sosta, infatti, c’è chi non rispetta le regole. Il problema è particolarmente sentito nel caso del pregiato Pinna Gialla, quasi interamente proveniente dalle zone FAO 71 e 77. 

Nel Pacifico orientale, le catture superano le capacità di rigenerazione della specie. La guida al tonno sostenibile, pubblicata nel 2021, ha denunciato lo sfruttamento di tecniche aggressive, come l’impiego di Fish Aggregating Devices (FAD). Questi dispositivi attirano banchi di pesce sfruttando la naturale tendenza delle specie che popolano il mare ad aggregarsi, agevolando la cattura di specie non target e di esemplari particolarmente giovani. Una buona pesca dovrebbe sempre garantire la possibilità di riproduzione e ripopolamento, risparmiando i pesci più giovani.

Il tonno pescato nel rispetto dell’ecosistema e degli organismi che lo abitano riporta l’approvazione del Marine Stewardship Council. L’ente, generalmente, concede sempre il suo avallo quando il pesce viene pescato a canna, secondo un metodo non impattante per il fondale né troppo invasivo per gli organismi sottomarini. La modalità di pesca a canna è quella uno a uno, dove con una singola lenza a mano si porta in superficie un singolo tonno.

Il Pacifico centro-occidentale e orientale si contraddistingue per la qualità delle acque e la frequenza dei controlli da parte della guardia costiera. Si ritiene che la qualità di tonno più elevata si peschi in queste zone. 

I quadranti 71 e 77 sono considerati tra i migliori, ma l’MSC approva con frequenza anche tonno proveniente dall’Atlantico Centrale, dalle zone di pesca FAO 31, 34, 41 e 47. Nonostante le operazioni in mare siano meno sorvegliate rispetto a quanto avviene più a Nord, quest’area dell’Atlantico non appare eccessivamente sfruttata (l’area 41, non a caso, è un semaforo pienamente verde in tabella) e i banchi di pesce mostrano buona resilienza. La presenza di microplastiche e inquinanti è sotto controllo.

La situazione nei quadranti 87 e 51

La zona di pesca FAO 87 è la più sfruttata al mondo. Si stima che soltanto il 33% degli stock che nuota in queste acque viva in condizioni di sfruttamento biologicamente accettabili. L’area, collocata di fronte al Cile e al Perù, si caratterizza per l’altissima produttività biologica. La pescosità è solitamente elevata, ma l’influenza della corrente del Niño comporta variazioni anche drastiche nelle disponibilità ittiche. La fascia costiera si caratterizza per un elevato inquinamento da metalli pesanti e nutrienti arricchiti, dovuto a scarichi industriali e agricoli.

Un’altra area ove c’è poca trasparenza è quella dell’Oceano Indiano e del Madagascar (51, che abbiamo indicato con un semaforo rosso) Non è raro, per i consorzi che operano in questa zona, evitare completamente di certificare quanto pescato, rifiutandosi di dare informazioni su periodo e durata delle operazioni; tecnica utilizzata e gestione del prodotto tratto in barca.

I metodi di pesca intensiva usati in queste aree, dalla pesca a strascico all’impiego di FAD illegali, minacciano la salute di tonni e totani, due specie resilienti, ma minacciate da operazioni tanto aggressive. Il Perù gestisce la pesca alle acciughe in maniera molto rigorosa, al fine di tutelare l’area 87, ma parliamo di un quadrante ampio e molto difficile da tenere sotto controllo. Le flotte internazionali che lavorano per conto della grande industria pongono poca attenzione alle esigenze delle popolazioni ittiche e poco interessate al rispetto dei periodi di fermo.   

Il nostro mare: approfondimento sulla zona FAO 37

Il Mar Mediterraneo interno, il Tirreno, lo Ionio e l’Adriatico sono tutti parte della zona FAO 37. Vi rientra anche il Mar Nero e, in generale, ogni specchio d’acqua che lambisca Italia, Europa meridionale, Nord Africa e le coste occidentali dell’Asia. Il generico codice 37 si suddivide in ulteriori sotto-aree.

Zone di pesca FAO: pesce al mercato
Il numero identificativo della zona FAO di pesca ci permette di capire da dove proviene il pesce

I sottocodici del Mediterraneo: 37.1;37.2;37.3.

Le sotto localizzazioni del mar Mediterraneo sono 37.1; 37.2; 37.3 e 37.4. La prima racchiude al suo interno la costa Occidentale del nostro Paese: quella tirrenica e la Sardegna. Il codice 37.2 comprende Adriatico e Ionio mentre il 3 l’Egeo e le coste del cosiddetto Mar di Levante, che tocca Turchia, Grecia, Libano, Israele ed Egitto. Il codice 37.4 è circoscritto al Mar Nero, collegato al Mediterraneo tramite il Bosforo.

La macro area 37 si caratterizza come ad alta pesca e presenta livelli preoccupanti di sovrasfruttamento. La FAO la include tra le zone sconsigliate e suggerisce di scegliere pesce che provenga da altri quadranti. I motivi sono principalmente due. Il primo è l’inquinamento da microplastiche, che riguarda l’87% del bacino idrico del Mare Nostrum. Il secondo è che meno del 38% degli stock vive in condizioni biologicamente sostenibili

Ciò significa che la zona è sovrasfruttata e corre il rischio di diventare povera di pescato nel prossimo futuro, se le operazioni continueranno al ritmo odierno.

Attenzione al mercurio e alle microplastiche

La questione inquinamento è particolarmente rilevante, alle nostre latitudini, a causa della geografia. Il Mediterraneo è un mare chiuso, nel quale il ricambio d’acqua è molto più lento rispetto a quanto avviene negli oceani. Gli inquinanti si accumulano con maggiore facilità. Ciò diventa un problema per il consumo umano, specialmente di specie più longeve e collocate al vertice della piramide alimentare. 

Pesce Spada e Tonno Rosso vivono mangiando altri pesci e, così facendo, introducono mercurio nel loro organismo. I tassi di metilmercurio trovati nel tonno e in altre specie carnivore possono essere particolarmente alti perché a quello che introducono attraverso l’azione delle branchie si aggiunge quanto ne incorporano nutrendosi di organismi che hanno nuotato in acqua contaminata. Ogni pesce che nuoti ove è presente mercurio ne introduce una certa quantità nel proprio corpo attraverso l’azione delle branchie. Queste estraggono ossigeno dall’acqua e consentono la respirazione a chi vive in mare.

Come scegliere un pesce sostenibile

Due delle aree ritenute maggiormente sostenibili sono la 27 e la 67. Sono mari freddi e non sovrasfruttati. Naturalmente, va considerato che il pescato deve poi essere trasportato fino alle nostre tavole, e questa fase è inevitabilmente impattante. Acquistare e consumare pesce proveniente da più aree, consumando con frequenza anche pesce azzurro, originario dei nostri mari e residente vicino alle coste, ci consentirà di abbassare l’impronta ecologica dovuta alla movimentazione.

Le zone di pesca FAO 27 e la 67

La zona di pesca FAO numero 27 copre Atlantico Nord-Orientale; Mar Baltico; Mare del Nord e Mar di Barents. È un bacino ritenuto tra i più salubri al mondo, dove la gestione dei banchi di pesce è rigorosa. In questo specchio si pescano merluzzo, aringa, salmone, pesce persico, trota, platessa, sogliola, scampi, calamari. Ci si può fidare delle operazioni svolte a queste latitudini e il chilometraggio compiuto dai veicoli addetti alla movimentazione per portare il pesce fino alle tavole dell’Europa meridionale, pur consistente, non è eccessivo.

L’area 67 include l’Oceano Pacifico Nord-Orientale e le zone costiere di USA e Canada. È popolata da salmone e merluzzo e risulta essere particolarmente pescosa. È un’area a semaforo verde per il 2026 ma la tendenza non è completamente positiva. Si teme infatti che la presenza di inquinanti dovuta alle operazioni dei natanti e alla produzione antropica di rifiuti, spesso riversati in mare anche in maniera illegale, possa incidere, nel prossimo futuro, sulla salute e sulla qualità dei banchi di pesce.

Consultare l’etichetta, al fine di comprendere da dove provenga il pesce di cui ci nutriamo, è indubbiamente una buona pratica, con la quale faremmo bene a familiarizzare e che dovremmo rendere un’abitudine. Può renderci consumatori più consapevoli e stimolarci ad acquisire contezza tra i reparti del supermercato. 

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Mattia Mezzetti

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