Il nuovo Rapporto dell’AEA spiega come e perché sia necessario e, soprattutto, conveniente investire per rendere l’agricoltura, l’energia e i trasporti resiliente alla sfida climatica
Anche per l’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) investire in un futuro sostenibile è un affare economico, oltre che una necessità socio-ambientale. Il perché lo spiega in un nuovo Rapporto, appena pubblicato, dal titolo “Making agriculture, energy and transport climate resilient: how much money is required and what will it deliver?”. Lavoro in cui spiega quanto e come servirebbe investire per migliorare la resilienza in alcuni dei settori europei considerati più vulnerabili al cambiamento climatico, su tutti agricoltura, energia e trasporti.
Investire nella resilienza per migliorare la prevenzione
Per rendere resilienti questi settori servirebbero investimenti stimati tra 53 e 137 miliardi di euro all’anno entro il 2050 e ulteriori 59-173 miliardi di euro all’anno entro il 2100, a seconda dello scenario (più o meno pessimista) delle emissioni climatiche. Gli attuali livelli di finanziamento impegnati sono stimati a soli 15-16 miliardi di euro all’anno per questi settori. Serve un salto iperbolico, a conti fatti.
Deve fare decisamente di più il settore energetico, dove sarebbero necessari investimenti, al 2050, fino a 43 miliardi all’anno, e oltre 127 miliardi al 2.100, sempre considerando gli scenari peggiori. Nel settore dei trasporti si stimano investimenti al 2050 intorno agli 8 miliardi/anno, pr arrivare al 2.100 a 25 miliardi. Più o meno simile la situazione per l’agricoltura che dai 7 miliardi di euro all’anno nel 2050, ne richiederebbe almeno 21nel 2.100, più del doppio, sempre in uno scenario di adattamento di alte emissioni. Questa stima rivela un notevole divario di finanziamento nello scenario ad alte emissioni, che si amplia nel tempo.
Rimanendo al settore agricolo, se le stime più recenti suggeriscono che la situazione dei finanziamenti potrebbe non essere preoccupante nello scenario moderato per orizzonti temporali più brevi (8-11 miliardi/anno), la Valutazione Europea del Rischio Climatico (EUCRA) rimane abbastanza pessimista, considerato che il settore agricolo non è ancora sufficientemente resiliente (EEA, 2024). In particolare, nessun altro settore potrebbe essere così esposto agli impatti negativi di eventi meteorologici estremi (come ondate di calore e siccità, forti piogge e alluvioni). Inoltre, vi sono ampie differenze regionali in Europa, con l’area meridionale la più esposta alle conseguenze nefaste degli eventi estremi, visto che è considerata dai climatologi come hot sport climatico, quindi area particolarmente vulnerabile.
Alla luce dei costi stimati dell’adattamento per tutti e tre i settori,che come già detto variano tra circa 53 e 137 miliardi di euro all’anno fino al 2050 e tra 59 e 173 miliardi di euro all’anno tra il 2051 e il 2100, il Rapporto stima che l’attuale deficit di finanziamento annuo combinato per tutti e tre i settori varierà da un deficit di 39 a 120 miliardi di euro, rispettivamente nello scenario di emissioni moderate e elevate, fino al 2050. Tale deficit aumenterà fino a un importo compreso tra 44 e 157 miliardi di euro entro il 2100, sempre a seconda dello scenario.
Investimenti che peraltro sono considerati necessari dalla maggioranza degli europei, perfettamente consapevoli della reale posta in gioco, contrariamente a quanto una certa retorica negazionista vorrebbe far credere. In un’indagine del 2024 condotta dalla Banca europea per gli investimenti (BEI, 2024), ben il 94% degli intervistati dell’UE ha riconosciuto l’importanza dell’adattamento ai cambiamenti climatici, mentre il 50% ha indicato che l’adattamento dovrebbe essere prioritario.
Perché conviene investire nella prevenzione?
Per comprendere l’importanza di investire nella prevenzione, basti considerare che l‘UE ha già subito perdite economiche di circa 40-50 miliardi di euro all’anno tra il 2021 e il 2024 a causa di eventi meteorologici estremi, per un totale di 822 miliardi di euro nel periodo 1980-2024 (EEA, 2025). Di fatto, gli anni 2021-2024 hanno registrato le cinque perdite economiche annuali più elevate dal 1980. Poiché tali cifre rappresentano solo le perdite dirette, e n on i danni indiretti, la somma dei costi totali effettivi è significativamente più alta. Inoltre, si prevede che gli eventi estremi gravi legati al clima e alle condizioni meteorologiche si intensificheranno sempre di più – a meno di una netta inversione di tendenza, che allo stato attuale non è ragionevole ipotizzare, nda –, causando ulteriori perdite economiche.
Il cuore del ragionamento del Rapporto è, dunque, che l’adattamento e la resilienza ai cambiamenti climatici sono un puntello sicuro per la competitività, la sicurezza e l’innovazione dell’Europa. Secondo un recente studio del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Ue, giustoi per avere qualche ulteriore conferma, ha stimato che ogni euro investito nell’adattamento climatico genera benefici superiori, talvolta arrivando a restituire circa 6 euro per ogni euro investito in misure di protezione, come la gestione del rischio di inondazioni costiere. I costi associati all’assenza di azioni drastiche per il clima superano di gran lunga le spese necessarie per la transizione (Net Zero).
Misure di adattamento ben ponderate possono, non solo evitare di spendere immense risorse per rispondere alle emergenze, ma, soprattutto, liberare il potenziale economico e generare nuovi benefici per la società, ampliando prospettive economiche, professionalità, competenze, e così via a nuovi investimenti. Alimentando una spirale virtuosa, insomma.
Perché è necessario investire oggi
Affinché l’adattamento e la resilienza ai cambiamenti climatici siano più efficaci, è necessario intervenire tempestivamente, idealmente ora, per supportare anche gli sforzi di mitigazione del clima. L’inerzia non paga, anzi, rischia di far pagare una bolletta salatissima alla generazioni future.
Per lungo tempo, infatti, l’adattamento climatico ha ricevuto relativamente poca attenzione nei dibattiti sui cambiamenti climatici, dominati dagli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra. La crescente frequenza e gravità dei disastri legati al clima, tuttavia, ha spinto l’adattamento a occupare una posizione più elevata nell’agenda politica e ha contribuito a un più ampio cambiamento nella percezione pubblica. Entrambe le azioni, infatti, devono correre di pari passo, rafforzandosi a vicenda.
In uno scenario di inazione, nel lungo termine il potenziale di adattamento potrebbe essere limitato o gli obiettivi potrebbero essere raggiunti solo a costi molto più elevati. Ad esempio, le stime suggeriscono che l’investimento annuale dovrebbe raddoppiare per un aumento della temperatura da 1,5 °C a 2 °C rispetto ai livelli preindustriali. Per un aumento a 3 °C, potrebbe circa quadruplicare (COACCH, 2021; JRC, 2022). Oltre all’aumento delle temperature, questo riflette una maggiore variabilità meteorologica e eventi estremi più frequenti e intensi. Per evitare una quota significativa di perdite economiche future, investire nell’adattamento climatico è più efficace ora (insieme ai continui sforzi di mitigazione).
Il “doppio dividendo”
Per spiegare ancora meglio quanto sia necessario investire in questo comporta, l’Agenzia intanto fa riferimento al cosiddetto “doppio dividendo”, cioè all’idea che investimenti ben progettati nell’adattamento climatico possano generare due tipi di benefici contemporaneamente:
- Riduzione dei rischi climatici (dividendo dell’adattamento), nel senso che gli investimenti proteggono le persone, le infrastrutture e le economie dai danni causati da eventi meteorologici estremi, dall’innalzamento del livello del mare e da altri impatti climatici;
- Riduzione delle emissioni di gas serra o promuovere la sostenibilità (dividendo di mitigazione) con notevoli benefici economici per le aziende e per i cittadini, consentendo, allo stesso tempo, di raggiungere gli obiettivi climatici a medio e lungo termine.
Solo per fare qualche esempio, il ripristino delle zone umide protegge dalle inondazioni e immagazzina CO2, mentre un’agricoltura resiliente migliore la gestione del suolo, così come l’agroforestazione e l’uso di colture resistenti alla siccità aumentano la resilienza alla siccità e alle ondate di calore estreme, salvaguardando la produzione alimentare e i redditi degli agricoltori. Queste misure migliorano anche il sequestro del carbonio e riducono le emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura.
Allo stesso modo, trasporti e infrastrutture sostenibili riducono i danni ed evitano le emissioni derivanti dalla ricostruzione; l’elettrificazione e l’ampliamento del trasporto pubblico eliminano i combustibili fossili; le infrastrutture verdi e l’ombreggiatura urbana contribuiscono a gestire inondazioni e calore, riducendo al contempo la domanda di energia; i sistemi di traffico intelligenti mantengono il flusso del traffico durante le condizioni meteorologiche estreme, riducendo la congestione e il consumo di carburante.





