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È legge il nuovo traguardo climatico intermedio 

traguardo climatico intermedio 
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Il Consiglio dell’Unione Europea ha definito i nuovi target per raggiungere la neutralità climatica al 2050, prevedendo anche delle tappe intermedie al 2040. Maggiore flessibilità, semplificazione, equità sociale e rispetto delle circostanze nazionali, sono alcuni dei punti di forza del provvedimento UE

Lo scorso 5 marzo il Consiglio europeo ha adottato formalmente il nuovo Regolamento sul clima. La novità è l’idea di un “traguardo climatico intermediovincolante per il 2040 sulla strada per la riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra del 90% rispetto ai livelli del 1990. 

Inoltre, le nuove misure posticipano di un anno, dal 2027 al 2028, il momento in cui il sistema UE per lo scambio di quote di emissioni per i settori del trasporto stradale, dell’edilizia e altri settori (ETS2) diventerà pienamente operativo.

Revisione dell’obiettivo 2040

Intanto, dopo un lungo e faticoso corpo a corpo politico tra le istituzione europee, il nuovo traguardo consolida e definisce più nel dettaglio il percorso dell’UE verso il conseguimento della neutralità climatica entro il 2050 in tutti i settori dell’economia.  

A partire dal 2036, infatti, i crediti internazionali di alta qualità possono essere utilizzati fino a un limite del 5% delle emissioni nette dell’UE nel 1990 al fine di apportare al traguardo per il 2040 un contributo adeguato in modo sia ambizioso sia efficiente in termini di costi. Ciò significa che almeno l’85% delle riduzioni delle emissioni deve essere conseguito all’interno dell’UE, scelta non da poco. È peraltro possibile che sia avviata una “fase pilota” per il periodo 2031-2035 a sostegno dello sviluppo di un mercato internazionale dei crediti di elevata integrità. I crediti dovranno in ogni caso basarsi su attività credibili di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nei paesi partner, in linea con l’accordo di Parigi del 2015. 

Nel testo si prevede anche la possibilità di utilizzare le rimozioni permanenti di carbonio (ovvero l’adozione nei più disparati settori delle migliori tecnologie per ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera) per compensare le emissioni difficili da ridurre fra i settori coperti dall’ETS, nonché una maggiore flessibilità tra i diversi settori e gli strumenti di riduzione disponibili. Tale flessibilità mira a conseguire gli obiettivi di riduzione nel modo più efficiente sotto il profilo dei costi, garantendo che la transizione verde e il rafforzamento della competitività dell’UE procedano di pari passo. L’obiettivo è, insomma, far coincidere efficienza economica con la necessaria decarbonizzazione. 

L’ennesima limatura della normativa sul clima stabilisce ulteriori elementi chiave di cui la Commissione deve tenere conto nell’elaborazione delle sue proposte legislative per il periodo successivo al 2030.   

Verso una transizione equa e giusta

Il Regolamento ribadisce, tra gli altri, la “necessità di mantenere, gestire e potenziare, se del caso, i pozzi naturali nel lungo termine e di proteggere e ripristinare la biodiversità, di promuovere una bioeconomia sostenibile e circolare, e di tenere conto degli effetti delle differenze nella struttura per età delle foreste, della variabilità naturale e delle incertezze, in particolare quelle legate agli effetti dei cambiamenti climatici e disturbi naturali nel settore dell’uso del suolo, del cambiamento di uso del suolo e della silvicoltura”. Un approccio, insomma, graduale e che tengo in conto le esigenze più profonde degli ecosistemi, evitando iniziative poco rispettose delle specificità territoriali, che sappia valorizzare “le migliori e più recenti evidenze scientifiche disponibili, comprese le ultime relazioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e del suo comitato consultivo”. 

Non a caso il testo sottolinea “la necessità di assicurare e sostenere una transizione equa e giusta, pragmatica, efficiente in termini di costi e socialmente equilibrata per tutti, tenendo conto delle diverse circostanze nazionali e prestando particolare attenzione alle conseguenze sui prezzi al consumo e sulla povertà energetica e dei trasporti, nonché alle regioni, ai settori, compresa la loro capacità di investimento, alle piccole e medie imprese (PMI), agli agricoltori e alle famiglie vulnerabili interessati dalla transizione verso la neutralità climatica”. 

Il quadro strategico del 2030

Sempre al fine di conseguire il traguardo climatico per il 2040 il provvedimento si impegna, tra l’altro, ad “attuare pienamente il quadro strategico concordato per il 2030; garantire e sostenere il miglioramento e il rafforzamento della competitività e della resilienza dell’industria europea; assicurare sistemi alimentari sostenibili, nonché la resilienza delle comunità rurali e la sicurezza alimentare attraverso un settore agricolo europeo sostenibile e solido; assicurare percorsi di transizione basati sulle migliori tecnologie disponibili efficienti in termini di costi, sicure e che possono trovare applicazione su più larga scala [..]”.

Viene pure ribadita “la necessità di consolidare la resilienza e la competitività dell’economia dell’Unione a livello mondiale e ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, in particolare per le PMI e i settori industriali che sono più esposti a tale rilocalizzazione, anche in relazione alle esportazioni, così da assicurare una concorrenza leale”. In perfetta sintonia, insomma, con la recentissima entrata in vigore nell’Ue del CBAM, ovvero il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere introdotto dal Regolamento (UE) 2023/956, in modo da tutelare almeno in parte le aziende europee dalla concorrenza sleale delle produzioni impattanti oltre confine. 

Per Maria Panayiotou, ministra dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e dell’ambiente della Repubblica di Cipro e presidente pro tempore del Consiglio, “L’Unione europea mantiene l’impegno a guidare la lotta globale contro i cambiamenti climatici, proteggendo nel contempo la nostra competitività e garantendo che nessuno sia lasciato indietro. L’adozione odierna di questo importante traguardo climatico per il 2040 fornirà all’industria, ai cittadini e agli investitori le rassicurazioni di cui hanno bisogno per la transizione pulita nel prossimo decennio”.  

Un lungo percorso 

In sintesi, l’obiettivo climatico intermedio per il 2040 è solo l’ultimo atto di un processo che è iniziato nel 2021, anno in cui sono state poste le basi giuridiche per le politiche climatiche a lungo termine dell’UE, in linea, appunto, con l’Accordo di Parigi. È in questo contesto che è stato definito per gli stati membri l’obiettivo vincolante di neutralità climatica entro il 2050 e un obiettivo di riduzione delle emissioni nette di almeno il 55% entro il 2030 (Pronti per il 55%). Dopo aver pubblicato nel febbraio 2024 la comunicazione dal titolo “Il traguardo climatico europeo per il 2040”, il 2 luglio scorso la Commissione europea aveva formalmente proposto il nuovo traguardo climatico. 

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