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Nelle città europee l’inquinamento colpisce di più chi è più vulnerabile

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Nelle nostre città, alcuni gruppi di persone sono più esposti di altri all’inquinamento atmosferico; con possibili gravi ripercussioni sulla loro salute qualora il problema non venga affrontato. È il monito dell’Agenzia europea dell’ambiente, ha condotto uno studio, parte di un più ampio lavoro sulle disuguaglianze ambientali, volto a individuare le aree più critiche all’interno dei centri urbani degli Stati membri dell’UE e della Norvegia. Con l’obiettivo di orientare l’elaborazione di misure nazionali e locali efficaci per ridurre le disuguaglianze ambientali e proteggere le persone vulnerabili.

L’aria pulita non è per tutti. E sono spesso le categorie più vulnerabili a respirare quella peggiore. Bambini, anziani, stranieri. È quanto mette in evidenza una recente ricerca dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) condotta nelle città dei27 Stati membri dell’Unione e della Norvegia. Il 94% dei residenti europei delle aree urbane è esposto a concentrazioni di polveri sottili superiori ai livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Ma il dato medio nasconde forti differenze territoriali, anche tra quartieri della stessa città. Traffico, attività produttive, riscaldamento domestico e densità abitativa possono creare veri e propri “hotspot” di inquinamento.

Da qui la necessità sottolineata dell’Aea di integrare le politiche ambientali per la riduzione dell’inquinamento dell’aria con politiche sociali: la qualità dell’aria è anche una questione di equità. Per rispondere alla direttiva europea sulla qualità dell’aria approvata nel 2024 – che chiede agli Stati membri di predisporre piani per la qualità dell’aria con azioni specifiche a tutela delle popolazioni sensibili e dei gruppi vulnerabili – le amministrazioni comunali devono individuare le aree più critiche, capire chi vi abita e intervenire con misure mirate.

Le disuguaglianze ambientali nelle città europee

Tre quarti della popolazione europea vive in aree urbane, e quasi tutti i cittadini residenti nelle aree urbane dell’UE (il 94%) sono esposti a livelli di concentrazione di particolato fine (PM2,5) superiori a quelli raccomandati dall’Oms. A causa dell’elevata densità demografica, dei livelli di attività economica e della congestione del traffico, le aree urbane sono infatti quelle che registrano, spesso, i livelli più alti di inquinamento atmosferico. A cui si sommano altri problemi ambientali come l’inquinamento acustico causato dai trasporti e l’effetto “isola di calore”.

Gli inquinanti considerati sono le polveri sottili (pm10 e pm2,5), il biossido di azoto e l’ozono. I dati sono stati analizzati su una griglia di un chilometro per un chilometro, una scala molto più ridotta rispetto a quella normalmente utilizzata per valutare le disuguaglianze ambientali.

La qualità dell’aria non varia solo da una città europea all’altra, ma anche al loro interno. L’analisi evidenzia la presenza di “punti critici” di inquinamento atmosferico in tutti i 27 paesi UE e in Norvegia: aree in cui le concentrazioni di uno o più inquinanti atmosferici chiave (fino a quattro) risultano più elevate rispetto ad altre zone. “Hotspot” che possono essere generati dall’inquinamento proveniente da reti di trasporto, impianti industriali o sistemi di riscaldamento domestico situati nelle vicinanze. Parallelamente, fattori socio-economici quali la tipologia di occupazione, il livello di istruzione e il reddito influenzano sia il luogo in cui le persone vivono sia la loro vulnerabilità all’inquinamento ambientale.

Vulnerabilità all’inquinamento ambientale

Alcune persone sono più vulnerabili di altre agli effetti della qualità dell’aria sulla salute, sottolinea l’Aea. Tale vulnerabilità può dipendere da una maggiore sensibilità (ad esempio, a causa di patologie preesistenti o dell’età) e da fattori concomitanti quali rischi professionali, accesso limitato all’assistenza sanitaria, ridotta capacità di far fronte alla situazione e impossibilità di trasferirsi in un’area meno inquinata. Sensibilità, capacità di risposta e possibilità di trasferimento sono influenzate, tra le altre variabili, dalle risorse economiche degli individui, dalle loro condizioni e reti sociali e culturali, nonché dal livello di consapevolezza riguardo all’inquinamento.

Ciò significa che, a seconda della propria condizione socio-economica, le persone non solo sono esposte in modo disomogeneo all’inquinamento negli ambienti di lavoro e di vita, ma affrontano anche rischi sanitari differenti e dispongono di diverse capacità di risposta

Benché i dati sull’età siano disponibili con elevata risoluzione a livello europeo, gli indicatori economici come reddito e PIL sono ancora accessibili solo a scala regionale, limitando l’analisi dettagliata delle disuguaglianze socio-economiche nell’esposizione all’inquinamento atmosferico. Per questo, lo studio utilizza, oltre all’età, due indicatori indiretti della condizione socio-economica: l’occupazione e il luogo di nascita, entrambi associati in letteratura a maggiori rischi di povertà ed esposizione agli inquinanti. L’analisi individua quindi aree critiche in cui si concentrano gruppi potenzialmente più vulnerabili (anziani, bambini, occupati, disoccupati e persone nate all’estero) esposti a elevati livelli di inquinamento, senza però indagare le cause di tali disuguaglianze. Queste aree possono interessare intere regioni o essere limitate a specifici contesti urbani.

Anziani e bambini

Lo studio evidenzia che in 20 paesi dell’UE a 27 e in Norvegia, le aree critiche per l’inquinamento atmosferico ospitano una quota più elevata di persone anziane. In 16 Paesi, invece, le aree più inquinate coincidono con una maggiore presenza di bambini. Il dato è rilevante, poiché anziani e bambini sono particolarmente vulnerabili all’’inquinamento atmosferico: tendono a subirne di più gli effetti negativi e hanno possibilità limitate di agire in modo autonomo per tutelarsi. In tutte le aree critiche caratterizzate da una forte presenza di anziani e bambini, almeno un inquinante atmosferico (soprattutto il PM2,5) supera il valore massimo indicato dall’Oms, con livelli di inquinamento superiori dal 5% al ​​53% rispetto ad altre zone della stessa città o dello stesso paese, il che indica un rischio maggiore per la salute.

Occupazione

La situazione lavorativa di una persona, ossia il fatto di essere occupata o meno e il tipo di impiego svolto, può incidere sulla sua condizione socio-economica, sui rischi per la salute, sull’accesso ai servizi sanitari e sulla possibilità o scelta di cambiare luogo di residenza. La mancanza di dati quantitativi sul reddito rende, però, difficile individuare la vulnerabilità economica tra la popolazione occupata. L’analisi restituisce un quadro eterogeneo: in 18 paesi sono state individuate aree critiche caratterizzate da tassi superiori alla media di occupati o disoccupati, soggetti a un’esposizione sproporzionata all’inquinamento atmosferico. Per approfondire l’analisi di queste disparità sono necessari ulteriori dati. 

Luogo di nascita

Un altro elemento significativo riguarda il luogo di nascita. L’Aea precisa che questo indicatore non riguarda l’etnia o l’appartenenza culturale, ma è una variabile armonizzata dei censimenti europei, utile per osservare possibili disuguaglianze territoriali. In tutti i Paesi analizzati, con l’eccezione della Germania, sono stati individuati hotspot di inquinamento con una quota significativamente più alta di persone nate all’estero. Al contrario, solo in Lussemburgo è emerso un hotspot con una maggiore presenza di persone nate nel Paese stesso.

La nuova direttiva sulla qualità dell’aria

La nuova direttiva sulla qualità dell’aria (UE 2024/2881) rappresenta un aggiornamento importante della normativa europea, rafforzando gli standard di tutela della salute e avvicinandoli alle raccomandazioni dell’Oms, per ridurre l’impatto dell’inquinamento sulla salute e sull’ambiente. Inserita nell’obiettivo di raggiungere l’inquinamento zero entro il 2050, introduce limiti più stringenti per i principali inquinanti e dovrà essere recepita dagli Stati membri entro l’11 dicembre 2026. In Italia il processo di recepimento è stato avviato, ma il decreto legislativo di attuazione non è ancora stato emanato.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare i nuovi standard europei in azioni concrete capaci di garantire un’aria più pulita e più equa per tutti.

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