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Anestesia verde: impatti ambientali e alternative sostenibili

Un'operazione su un paziente
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Di norma pensiamo che le emissioni inquinanti provengano più o meno sempre dalle stesse fonti: le ciminiere delle fabbriche, i tubi di scappamento delle automobili eccetera, senza essere consapevoli del fatto che praticamente ogni attività umana ha un impatto ambientale, più o meno rilevante. Pensiamo, ad esempio, all’ambito medico: avete mai pensato alle emissioni prodotte in sala operatoria?

Già, perché i gas che vengono utilizzati per anestetizzare i pazienti prima delle operazioni finiscono nell’atmosfera come qualunque altra sostanza volatile simile. Per fortuna il personale medico ha ad oggi a disposizione almeno un’alternativa importante meno inquinante. Ecco tutto quello che c’è da sapere nel merito della questione.

Indice

L’impatto ambientale dell’anestesia

Che cosa si intende con anestesia verde e in che modo può essere un'alternativa sostenibile per gli ospedali? Vediamolo insieme.
Medici in sala operatoria

L’uso di tutta l’attrezzatura anestetica, dei farmaci, dei gas, passando ai loro imballaggi, genera un’impronta di carbonio. Tutti questi elementi necessitano di energia per essere sviluppati, prodotti e trasportati.

Alcuni articoli, come le maschere facciali, sono ad uso singolo per ridurre il rischio di trasmissione di infezioni, quindi devono essere cambiate per ogni paziente: si tratta, purtroppo, di un dispositivo usa e getta la cui natura non può essere migliorata in alcun modo.

Tutte le anestesie e le tecniche anestetiche, inoltre, richiedono l’uso di elettricità per alimentare monitor e apparecchiature mediche. Alcune attrezzature sono utilizzate nella maggior parte delle procedure, come gli adesivi dell’elettrocardiogramma per collegare la pelle dei pazienti al monitor cardiaco dell’ECG, le fasce per misurare la pressione sanguigna e le cannule collocate nelle vene.

Anche i gas anestetici e i farmaci hanno un impatto diretto sull’ambiente. Alcuni gas utilizzati in anestesia vanno a generare per l’appunto un effetto serra aggiuntivo: una volta emessi, continuano sfortunatamente ad avere un effetto riscaldante sull’atmosfera per molti anni a venire

Quanto inquinano i gas per l’anestesia?

In base a quanto emerso da uno studio pubblicato sul British Journal of Anaesthesia, infatti, un solo kilogrammo di gas anestetici ha effetti sul clima pari a più di una tonnellata e mezza di anidride carbonica (1.620 kilogrammi per essere precisi). Anche se per raggiungere la quantità di un kg di gas anestetico è necessario portare a termine molte operazioni, dobbiamo comunque tenere in considerazione la mole di interventi chirurgici che ogni giorno vengono svolti in tutto il mondo: secondo l’indagine sopracitata il loro impatto annuo è pari a quello di 1 milione di auto.

Lo studio è stato condotto dall’Università di Copenhagen e dai ricercatori della Nasa in collaborazione con un team di anestesisti dell’University of Michigan Medical School. John Nielsen, professore all’Università di Copenhagen e tra gli autori dello studio, ha a proposito dichiarato: “Abbiamo studiato tre diversi gas regolarmente impiegati in anestesia e abbiamo scoperto che non sono dannosi allo stesso modo”.

I tre gas presi in considerazione nello specifico sono stati l’isoflurano, il desflurano e il sevoflurano e sono rispettivamente 210, 510 e 1620 volte più dannosi dell’anidride carbonica. Questo è il motivo per cui, secondo quanto precisato da Nielsen, le strutture ospedaliere dovrebbero porre maggiore attenzione alla scelta del gas anestetico, selezionando l’opzione meno inquinante (“Se i tre gas hanno uguale valore terapeutico, ci sono tutte le ragioni per scegliere quello che ha il minore impatto sul riscaldamento globale”, hanno spiegato gli scienziati).

Le alternative “verdi” per l’anestesia

Ecco tutto quello che c'è da sapere sulle soluzioni di "anestesia verde" per i pazienti che vengono operati.
Due chirurghi al lavoro

Generalmente esiste più di un modo per somministrare l’anestesia. La decisione su quale sia il migliore per una determinata procedura verrà discussa quando l’anestesista incontrerà il paziente prima dell’intervento. Questo dipenderà principalmente dalle sue esigenze cliniche e dai requisiti del chirurgo per la specifica operazione. Ovviamente la sicurezza dei pazienti l’intervento è sempre prioritaria, pertanto le preoccupazioni cliniche potrebbero dover prevalere su eventuali preoccupazioni ambientali.

Ci sono gas anestetici di uso comune che hanno un impatto minore sull’ambiente. Uno di essi è il già citato sevoflurano: un’ora di anestesia avrà l’effetto riscaldante di 800-1.600g di CO2, equivalente a percorrere 5-10 km in auto.

In alternativa, si può somministrare una miscela di farmaci per via endovenosa mediante iniezione: si parla in questo caso è di anestesia intravenosa totale: con questa tecnica non viene utilizzato alcun gas anestetico, ma c’è comunque un impatto ambientale legato al suo utilizzo che non è del tutto eliminabile.

In generale, per il resto, i gas anestetici sono centinaia di volte più impattanti in termini di riscaldamento rispetto all’anestesia locale da sola: ad esempio, se l’ossido di diazoto (anche conosciuto come gas esilarante, la cui formula è N2O) viene utilizzato come parte dell’anestesia aumenta significativamente l’impatto ambientale della relativa operazione. Ciò significa che utilizzare 500 ml di ossido di diazoto ogni minuto per una procedura della durata di un’ora riscalderà l’atmosfera di un equivalente di 16 kg di CO2: è una quantità che equivale a guidare una piccola auto per circa 106 km. L’ossido di diazoto è spesso utilizzato in grandi quantità e rimane nell’atmosfera per 110 anni (con effetti, evidentemente, deleteri).

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Alberto Muraro

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