Intervista a Manfredi Selvaggi, direttore generale di Arpa Molise sui risultati del controllo del territorio. Ecco il bilancio 2014 al 2025, i progressi compiuti, le questioni sempre aperte.
Da dodici anni l’Arpa Molise pubblica un Report annuale del controllo del territorio finalizzato alla ricerca dei rifiuti interrati, delle discariche abusive, degli abbandoni di rifiuti pericolosi, in particolare di manufatti in cemento-amianto, delle aree di combustione illecita di rifiuti e dei rifiuti radioattivi. Nell’edizione 2025, i siti segnalati sono 77: in 29 di questi sono stati abbandonati importanti quantitativi di rifiuti eterogenei – tra cui urbani indifferenziati, pneumatici, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ingombranti, oli minerali esausti, veicoli, parti di veicoli, rifiuti di demolizione e ristrutturazione – in altri 38 c’erano manufatti in cemento-amianto (MCA), come pezzi di vasconi, onduline, canne fumarie e tubazioni.
Complessivamente, dal 2014 al 2025, gli organismi di controllo hanno effettuato oltre 1.200 presidi del territorio, rilevando oltre 1.000 siti di abbandono di rifiuti, di cui 94 classificabili come discariche abusive, caratterizzati da grossi quantitativi di rifiuti speciali (RAEE, oli minerali esausti, parti di veicoli, rifiuti derivanti da attività di demolizione e ristrutturazione ed altri) e quasi 500 siti di abbandono di rifiuti speciali costituiti da manufatti cementizi contenenti amianto, su cui sono stati fatti oltre 600 campionamenti. Abbiamo chiesto un bilancio delle operazioni al direttore generale di Arpa Molise, Alberto Manfredi Selvaggi.
Direttore, qual è l’andamento generale dopo 12 anni di rilevamenti?
L’analisi dei dati raccolti nell’ultimo decennio conferma un trend positivo. Si registra infatti una flessione sia per quanto concerne il fenomeno dell’abbandono di ingenti ed eterogenei quantitativi di rifiuti, sia relativamente al fenomeno legato alla presenza di discariche abusive. Questo importante risultato è stato conseguito grazie all’operato dell’Agenzia che presidia costantemente il territorio, in sinergia con le attività di controllo effettuate dalle Forze di Polizia e dalle Polizie Locali. Accanto a queste, si sottolinea parimenti l’efficacia delle attività di prevenzione, rimozione e smaltimento dei rifiuti abbandonati, svolte congiuntamente alle Prefetture e agli Enti locali.
Lavorare sulla prevenzione è possibile? E come?
La prevenzione fa parte delle attività “core” dell’Agenzia che tramite il monitoraggio delle matrici ambientali acquisisce quello stato di conoscenza del territorio che consente di individuare tempestivamente situazioni di criticità e mettere in atto azioni di salvaguardia. È in questo contesto che si inserisce il controllo del territorio come presidio ambientale, declinato quale attività di prevenzione prima ancora che come opera di repressione.
Dai dati raccolti tra il 2014 e il 2025, si conferma anche per il 2025 un calo del fenomeno degli abbandoni di ingenti quantitativi di rifiuti eterogenei. Ma non quello dei materiali contenenti amianto. Come mai?
I rifiuti dei “Manufatti Contenenti Amianto” (MCA) rappresentano una realtà molto particolare. Se da un lato sono classificati come rifiuti speciali pericolosi e come tali devono essere smaltiti, dall’altro, se tenuti in buono stato di conservazione e nel caso svolgano ancora la loro funzione (copertura, rete fognaria, canne fumarie a servizio dei camini, vasconi per l’acqua, etc.), sono a tutti gli effetti materiale che può essere ancora utilizzato. Tuttavia, nel momento in cui un MCA cessi la sua funzione, automaticamente diventa un rifiuto.
La normativa di settore è molto chiara su questo aspetto e definisce come rifiuti di amianto: “qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto contenente amianto che abbia perso la sua destinazione d’uso”. Qualora sussistano queste condizioni, il proprietario del manufatto è obbligato a smaltirlo come rifiuto speciale pericoloso, con tutti gli oneri che ne derivano. Ecco dunque che alcuni soggetti possono decidere di abbandonarlo sul territorio, piuttosto che smaltirlo regolarmente, creando non solo un danno all’ambiente, ma anche un pericolo per l’uomo (l’amianto abbandonato disgregandosi, col tempo tende a liberare le fibre nell’ambiente), e un costo per la collettività, (l’onere dello smaltimento ad opera dell’Ente comunale).
Il fatto che, secondo i dati rilevati, calino i Raee e salgano i rifiuti contenenti amianto può essere legato al costo dello smaltimento legale dell’amianto?
I costi di smaltimento costituiscono certamente un onere gravoso per il proprietario di un manufatto contenente amianto, e questo può indurre all’abbandono illecito sul territorio o addirittura nei cassonetti della raccolta urbana.
Si legge nel rapporto che la prassi di abbandono consolidata da anni è quella di evitare il più possibile il trasporto di rifiuti di manufatti in cemento amianto integri ma di abbandonarli dopo averli frantumati e, spesso, mescolati con altri rifiuti. Come si fa a far capire che così sono più pericolosi per tutti?
I manufatti contenenti amianto non rappresentano un pericolo se tenuti in buono stato di conservazione. Nel momento in cui, invece, vengono meno le cure conservative e manutentive e vengono triturati, frantumati, abbandonati sul territorio ed esposti agli agenti esterni (pioggia, vento, etc.), la matrice cementizia, che funge da collante, si disgrega, liberando così le fibre che vengono aerodisperse. Un manufatto in forte stato di degradazione diventa polverulento, sbriciolabile e quindi estremamente pericoloso.
Dove vengono conferiti, alla fine, i rifiuti contenenti amianto che rilevate?
La gestione di questi rifiuti speciali pericolosi è di competenza esclusiva di ditte specializzate, responsabili sia delle procedure amministrative (comunicazioni all’ASREM, etc.), che della cantierizzazione per la bonifica, che del loro smaltimento. Non essendo presenti in Molise discariche autorizzate a ricevere questo tipo di rifiuti, questi vengono smaltiti fuori regione.
La diminuzione delle discariche abusive e dell’abbandono di ingenti quantità di rifiuti conferma la validità del modello di controllo del territorio adottato in questi anni nella provincia di Campobasso ed esteso dal 2025 a quella di Isernia con la riorganizzazione dell’Agenzia, che ha ridistribuito a scala regionale le competenze delle proprie strutture operative. La standardizzazione in un unico protocollo per l’intero territorio regionale migliorerà le attività di controllo del territorio, aiutando a prevenire illegalità e inquinamento.





