Siccità prolungate erodono il PIL, investimenti e occupazione per anni; la siccità europea del 2015-18 è già costata circa 439 miliardi di euro. Ecco i risultati di una ricerca guidata dal CMCC che analizza, settore per settore, i costi economici dell’esposizione prolungata a periodi siccitosi. E le sue previsioni per il futuro.
Quanto ci costa la siccità? Parecchio. E con l’aumento delle temperature sempre di più. Ogni evento siccitoso, oltre a influire immediatamente sul Pil pro capite, genera perdite che si accumulano nei sei anni successivi, per una cifra decisamente maggiore dell’impatto del primo anno. All’Italia, ad esempio, la siccità del periodo 2015-18 è costata 24 miliardi di euro e 330.000 posti di lavoro, secondo una ricerca coordinata dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e dal Politecnico di Milano. Lo studio, intitolato “Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe”, analizza, per la prima volta,l’impatto economico complessivo della siccità prolungata in Europa e proietta i risultati anche nel futuro, a fronte di un clima più caldo, evidenziando le ripercussioni economiche sul medio e lungo periodo per diversi settori. Agricoltura, manifatturiero ed edilizia sono tra i settori che pagano il prezzo più alto. I dati, nel complesso, sono tutt’altro che confortanti.
Siccità pluriennali il vero rischio
La siccità del 2015-2018 è già costata all’Europa una cifra stimata intorno ai 439 miliardi di euro. Si è trattato di un evento pluriennale, tra i più severi degli ultimi secoli, che ha ridotto la crescita del Pil per abitante di 2,72 punti percentuali nella UE a 27 più il Regno Unito, ha prodotto un calo degli investimenti di oltre il 12% ed è associato a circa 5,8 milioni di posti di lavoro in meno. Le stime ufficiali dei danni da eventi estremi (738 miliardi di euro nel periodo 1980/2023, con 208 miliardi solo nel quadriennio 2021-24) – dice lo studio – sottostimano in modo sostanziale il costo economico reale della siccità se non prendono in considerazione anche gli anni successivi all’evento meteoclimatico.
“Le siccità pluriennali stanno diventando sempre più frequenti, ed è proprio qui che risiede il vero rischio”, spiega Marta Mastropietro, CMCC e Politecnico di Milano. “Un solo anno di siccità provoca danni economici concreti, ma una siccità persistente è diversa: i suoi effetti possono sommarsi in vari settori e continuare ad accumularsi per anni. Le stime tradizionali tendono a trascurare questa combinazione di effetti cumulativi e di lunga durata e questo aspetto rappresenta un elemento di innovazione di questo studio”, prosegue l’autrice principale dello studio.
Edilizia e manifatturo i settori colpiti più a lungo
Gli investimenti sono la componente più esposta dell’economia; le imprese rinviano e riducono gli investimenti per anni dopo una siccità, ben oltre l’esaurirsi dello shock immediato. Questo è un segnale del fatto che la siccità alza il costo del capitale e scoraggia la spesa produttiva a lungo termine, spiega la ricerca, che analizza gli impatti economici settore per settore.
“È la prima volta che analizziamo l’impatto economico complessivo di una siccità prolungata, settore per settore, con un’elevata risoluzione spaziale. È proprio questo che ci permette di cogliere un aspetto che le stime su base annuale non rilevano: l’agricoltura subisce il colpo iniziale più duro, ma si riprende nel giro di un paio d’anni, mentre l’industria manifatturiera e l’edilizia continuano a perdere terreno anche molto tempo dopo la fine della siccità”, afferma Marta Mastropietro. I settori, dunque, reagiscono con tempi diversi. E nel futuro, con in un clima ancora più caldo, le cose potrebbero peggiorare.
Aumento dei costi più elevato per l’Europa meridionale
Con l’innalzamento delle temperature, i danni raddoppiano, soprattutto nell’Europa meridionale. Lo studio stima cheun evento simile a quello 2015-2018 in uno scenario con una temperatura media del pianeta a +2°C rispetto alla fine dell’Ottocento costerebbe all’Ue quasi il doppio: 5,21 punti percentuali di Pil, circa 760 miliardi di euro e circa 10,8 milioni di posti di lavoro coinvolti. In Italia, le perdite salirebbero a 3,99 punti percentuali (circa 74 miliardi di euro) e a circa 960.000 posti di lavoro. Tra i paesi che subirebbero le perdite più importanti, fino a tre volte quelle sostenute nel 2018, con l’aumentare della temperatura media del pianeta, anche Spagna, Grecia, Portogallo e Albania. Per la Spagna, ad esempio, i costi in termini di PIL passano da 2,2 a 7,7 punti percentuali; per la Grecia da 1,4 a 5,5. Alcune aree dei Balcani occidentali, storicamente poco colpite, subirebbero un’inversione altrettanto drastica.
Necessario progettare l’adattamento
“Questa ricerca mette in luce la persistenza degli impatti sociali ed economici delle siccità europee e la vulnerabilità dell’intero continente in un clima sempre più caldo. L’Europa è chiamata a progettare istituzioni e mercati in grado di far fronte a condizioni climatiche estreme: un’opportunità da cogliere nel suo prossimo piano di adattamento”, afferma Massimo Tavoni, CMCC e Politecnico di Milano, autore senior dello studio. La ricerca dimostra come le regioni oggi ben adattate non siano al sicuro nel futuro. Quanto più la siccità si prolunga, infatti, tanto più la capacità di adattamento (quali invasi, assicurazioni, cambio delle colture) perde di efficacia. In un mondo più caldo, in cui le siccità prolungate sarebbero molto più dannose di quanto non lo siano oggi, le misure di adattamento pensate per le attuali temperature non sarebbero sufficienti a proteggere i settori socioeconomici dalla loro vulnerabilità.





