Non piace alle imprese la bozza preparata dal MASE che impone ai produttori la gestione del fine vita dei prodotti plastici non da imballaggio, finanziando raccolta, riciclo ed ecodesign per ridurre l’impatto ambientale di questi materiali, gomme comprese. Secondo le organizzazioni di categoria, il provvedimento penalizza la competitività del sistema produttivo del Paese.
No delle organizzazioni di categoria allo schema di decreto sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) per i prodotti plastici non da imballaggio. “La posizione è netta: il provvedimento, nella sua forma attuale, non è sostenibile per il sistema economico nazionale”, scrivono Agci, Cia, Claai, Cna, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confesercenti, Copagri, Legacoop in una nota congiunta, dopo aver presentato le proprie osservazioni nell’ambito della consultazione promossa dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sullo schema di decreto.
La consultazione, già prorogata di quasi un mese, si è chiusa l’11 maggio. Secondo le organizzazioni – che chiedono “con urgenza” l’apertura di un tavolo di lavoro e di “non procedere con la definizione di un regime EPR per la plastica nelle forme attualmente proposte” – lo schema di decreto EPR per i prodotti in plastica penalizza imprese e consumatori senza benefici ambientali concreti.
Il punto delle organizzazioni di categoria
“L’adozione del regime EPR sui prodotti in plastica – scrivono le imprese – si tradurrebbe in un significativo prelievo ai danni delle imprese e dei consumatori nazionali, senza produrre effetti positivi diretti per l’ambiente. L’applicazione di un contributo ambientale su tutti i prodotti e i materiali impiegati nella vita comune, nelle attività produttive, sanitarie e di impresa è considerata una misura che non individua correttamente le azioni da mettere in campo per raggiungere efficacemente gli obiettivi ambientali e di economia circolare”. Per le organizzazioni agricole, artigiane, commerciali, cooperative e industriali, “colpire indifferentemente tutti i prodotti e i materiali in plastica contraddice ogni razionale politica di sostegno all’economia circolare”.
L’obiettivo del decreto EPR
Lo schema di regolamento punterebbe, invece, in un’ottica di tutela ambientale e sostenibilità, a favorire proprio la circolarità, introducendo i rifiuti plastici non da imballaggi nelle filiere del riciclo e del riuso. L’obiettivo dichiarato nel provvedimento è di intervenire sui flussi di rifiuti plastici che non sono già coperti dai regimi EPR per colmare un vuoto normativo e dare concreta attuazione al principio “chi inquina paga” e alla gerarchia dei rifiuti. Il regime di responsabilità estesa del produttore viene istituito – si legge all’articolo 1 della bozza di regolamento – nell’ottica di “prevenire e ridurre gli impatti ambientali derivanti dalla progettazione, dalla produzione e dalla gestione dei prodotti plastici non da imballaggio al termine del loro utilizzo, rafforzando, lungo tutta la catena del valore, la prevenzione della produzione dei rifiuti, la riparazione, la selezione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero”. In altre parole, il Mase punta a rendere i produttori responsabili della gestione del fine vita dei prodotti che immettono sul mercato.
I prodotti interessati e i target di raccolta del Mase
I prodotti interessati dallo schema di decreto includono beni per uso domestico e professionale realizzati principalmente con polimeri termoplastici o termoindurenti (come PVC, PP, PE modificati, poliesteri e poliuretani), spesso multistrato o combinati con additivi, cariche e materiali di rinforzo come fibra di vetro, cariche minerali, stabilizzanti e pigmenti. Lo schema comprende anche prodotti in elastomeri e gomme, incluse quelle vulcanizzate, quando tali materiali rappresentano la componente principale del prodotto e questo non rientra già in altri regimi EPR esistenti.
Gli obiettivi indicati dal ministero prevedono il raggiungimento entro il 2030 del 70% di raccolta differenziata, con un riciclo effettivo al 55%. Per il 2035, l’obiettivo sale al 75% per raccolta differenziata, con riciclo effettivo al 60%.
Il nodo del sistema di finanziamento
La questione sollevata dalle organizzazioni di categoria riguarda i costi, come esplicitamente dichiarato. Lo schema di decreto prevede infatti, come per tutti gli schemi EPR, che il finanziamento del sistema di copertura dei costi avvenga attraverso un contributo ambientale applicato ai prodotti, e viene espressamente previsto l’obbligo per le imprese di fornire garanzie finanziarie adeguate, a tutela della copertura dei costi di gestione dei rifiuti e del raggiungimento degli obiettivi. “Si ricorda – sottolineano Agci, Cia, Claai, Cna, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confesercenti, Copagri, Legacoop – che gli imballaggi in plastica e altri prodotti in polietilene sono già gravati da un prelievo ambientale: l’aggiunta di ulteriori categorie da assoggettare a contribuzione determinerebbe immediate e significative ricadute in termini di costi per le imprese e un aumento dei prezzi al consumo, in una fase storica già particolarmente critica”. La partita non è semplice e lungi dall’essere chiusa.





