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Il paesaggio produttivo, metafora del bene comune

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I cambiamenti in atto rendono sempre più evidente come il concetto di paesaggio produttivo, che integra natura, cultura e architettura debba essere al centro di strategie di sviluppo inclusive e democratiche.

Già nel IV secolo a.C. il filosofo greco Aristotele parlava di bene comune come diritto condiviso a cui era finalizzato ogni atto umano. Considerato il “bene della res publica” dagli antichi romani, il concetto ha assunto nel tempo sfumature diverse, giungendo ai giorni nostri con accezioni prevalentemente economiche. Ad assorbire quest’idea di responsabilità collettiva è stata la Natura, soprattutto di fronte alle sfide sociali e politiche che il mondo sta affrontando in questo periodo storico. Nel 2000, la Convenzione Europea del Paesaggio ha introdotto una visione onnicomprensiva secondo cui “tutto è paesaggio”[1]. Un paesaggio inteso come componente fondamentale del patrimonio naturale e culturale del nostro continente, oltre che espressione visibile e percepibile della nostra presenza sul territorio, tornato protagonista delle scelte politiche, economiche ed ambientali dei Paesi europei.

Nel 2015, con il Final Report of the Horizon 2020 Expert Group on Nature-Based Solutions and Re-Naturing Cities l’Unione Europea ha ufficialmente introdotto le nature-based solutions nel quadro politico internazionale come misure di successo e dal beneficio molteplice: dall’educazione ambientale ai modelli di pianificazione e manutenzione partecipativa, dalla giustizia sociale all’inclusione, fino al benessere delle persone. Lo scorso anno, lo Stato italiano ha messo a disposizione 600 milioni di euro, in conformità con il PNRR, per la “tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”.

Paesaggio e risorse naturali motore dello sviluppo sostenibile

Al di là della progettazione, le nature-based solutions devono essere applicate alle diverse scale di ogni progetto, in un’ottica di collaborazione tra i soggetti interessati: governi, agricoltori, aziende produttrici di materie prime e società civile. A tal proposito, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) sostiene il dialogo e la cooperazione tra le diverse parti coinvolte, per identificare il paesaggio e le risorse come un bene comune da tutelare. Insieme alla Global Environment Facility e ai suoi partner, l’UNDP contribuisce all’attuazione dell’iniziativa Food Systems, Land Use and Restoration, che promuove paesaggi sostenibili e integrati attraverso il riconoscimento del valore comune delle materie prime e delle risorse dell’ambiente.

I rapidi cambiamenti in atto nella società contemporanea hanno infatti messo in luce l’urgenza di coltivare, rinnovare e sviluppare il paesaggio rendendolo nuovamente “produttivo”. In questo senso, anche la natura sta diventando un nuovo motore di sviluppo sempre più consapevole e sostenibile. LAND concepisce la Natura come la dimensione di partenza per calcolare e quantificare i benefici dei paesaggi produttivi nei nostri territori. La sua missione è quella di misurarne il capitale naturale, a cominciare dall’estensione e dalla condizione dei suoli urbani dei paesaggi produttivi.

Secondo l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ed il Piano Strategico 2011-2020 della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) con i suoi targets, il Capitale Naturale promuove infatti lo sviluppo della green economy ed è l’obiettivo di qualunque progetto e strategia che possa favorire l’integrazione della biodiversità nella pianificazione territoriale, alimentando il diretto coinvolgimento degli stakeholders di ogni Paese. Negli ultimi anni, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energeticaitaliano è particolarmente impegnato a promuovere, nel quadro di riferimento dettato dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030, l’integrazione della conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici nelle politiche economiche e di settore, a partire dalle opportunità offerte nell’ambito della programmazione economica comunitaria 2014-2020 e dal collegato ambientale (L. 221/2015).

La rigenerazione del territorio che funziona è inclusiva

Le nuove esigenze etiche generate dal cambiamento climatico, dalla crisi energetica, dalle guerre e dalla transizione ecologica hanno plasmato una prospettiva olistica che alimenta continuamente nuovi modelli estetici. Il paesaggio produttivo viene quindi concepito come un bene vivibile e sperimentabile, pensato per garantire benefici sociali, ambientali ed economici per gli abitanti del pianeta e per le future generazioni. La natura non ha più una funzione ornamentale, ma un ruolo indipendente nella rigenerazione di città e paesi che vede il coinvolgimento diretto delle persone comuni, interessate a ritrovare nella vita di tutti i giorni il rapporto con i propri paesaggi di appartenenza attraverso comportamenti innovativi governati da processi inclusivi. Una rigenerazione dei territori che funzioni può avvenire soltanto mediante la creazione di fitte reti tra organizzazioni internazionali, governi, aziende, università e comunità di cittadini, grazie a concrete azioni di equità sociale e giustizia ambientale.

La riscoperta delle radici e dellevocazioni identitarie dei luoghi guardano a un futuro più sostenibile, grazie a dinamiche liberatorie attuate all’insegna del rispetto per le risorse naturali e a nuovi livelli di lettura in grado di dar vita a “iperpaesaggi” replicabili su larga scala. Il paesaggio produttivo si compone infatti di nuovi spazi verdi urbani, agricoltura multifunzionale, mobilità sostenibile e intermodale e rigenerazione di spazi aperti che sorgono al posto di vecchie strutture industriali.

Ne è un esempio la trasformazione territoriale del bacino della Ruhr, che a cavallo tra gli anni ‘80 e ’90 del XX secolo ha permesso alle piccole comunità del cuore industriale della Germania di diventare parte attiva di una riqualificazione senza precedenti. Introducendo l’idea di paesaggio come “infrastruttura ecologicamente intatta ed esteticamente stimolante”, i progetti di “agopuntura” a Essen hanno chiamato in causa la popolazione con tre obiettivi: crescita economica, sviluppo sostenibile, equità sociale. Risultati concretizzatisi nella proclamazione di Essen come European Green Capital nel 2017 e nel processo in corso di una ancor più ampia rigenerazione urbana. Nuovi insediamenti urbani, infrastrutture e trasporti ecocompatibili e aree di ristoro hanno così aperto la strada all’IBA Emscher Park, che nell’arco di 10 anni ha cambiato volto alla città mineraria attraverso la modernizzazione e costruzione di edifici residenziali, la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e soprattutto la costruzione di un parco paesaggistico regionale.

Una nuova narrazione del paesaggio dal dialogo tra natura, architettura e cultura

Solo una rete di molteplici settori e attori pubblici e privati consente una valorizzazione territoriale a 360°: una partecipazioneattiva, coesa e condivisa che introduce un approccio strategico e di lungo periodo allo sviluppo locale. Un metodo place-based e people-oriented che accompagna i luoghi e le loro peculiarità, memorie ed identità verso la transizione osmotica ed ecosistemica in atto. Tale atteggiamento collaborativo delle popolazioni locali, unito al rispetto della natura e dei suoi tempi lunghi richiede una nuova narrazione del paesaggio, senza limiti né confini, bensì piattaforma moderatrice dei nuovi processi di sviluppo attraverso il dialogo tra architettura, cultura e natura.

Un paesaggio energetico in cui le diverse infrastrutture assurgono ad autentici attrattori e fautori dell’evoluzione. Da elemento catalizzatore di nuove forme di sviluppo, il paesaggio è ora anche digitale (Digital Landscape), sviluppando percorsi ecosistemici già esistenti con modelli tecnologici innovativi di riconnessione del territorio pensati per “rendere visibile l’invisibile”. Unendo tutte queste molteplici dimensioni, il paesaggio può essere quindi riassunto come un elemento fortemente democratico che struttura lo spazio pubblico, ricollega le persone alla natura e permette di vivere in un modo più sano e sempre più consapevole della propria dimensione umana di fronte alle grandi sfide globali.


[1] L’articolo 2 stabilisce che “la presente Convenzione si applica a tutto il territorio delle Parti e riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana sia i paesaggi degradati”.

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