agricoltura rigenerativa
07/10/2022 - suolo

/Cosa è l’agricoltura rigenerativa e perché è importante

Di Daniele Di Stefano

Non esiste ancora una definizione unica di agricoltura rigenerativa, né pratiche standardizzate. Secondo alcuni agronomi non è solo un insieme di pratiche agronomiche finalizzata alla rigenerazione del suolo, ma un approccio filosofico che può trasformare il nostro rapporto con l’ecosistema.

Se l’agricoltura è una delle attività umane che può contribuire alla degradazione dei suoli, può però anche essere il primo alleato per riportarli in salute. Ad esempio, attraverso la cosiddetta agricoltura rigenerativa. Cosa è esattamente l’agricoltura rigenerativa e cosa la differenzia da quella tradizione o da quella biologica ce lo racconta Matteo Mancini, agronomo e coordinatore tecnico di Deafal, organizzazione milanese che in Italia e all’estero offre formazione e assistenza tecnica agli agricoltori con tecniche e approcci di agricoltura organica e rigenerativa.

Dottor Mancini, che cosa è dunque l’agricoltura rigenerativa?

“Non esiste ancora una definizione univoca: l’agricoltura rigenerativa non è normata, come invece, ad esempio, l’agricoltura biologica. Negli Stati Uniti alcune aziende stanno portando avanti, in seno all’adozione di pratiche di agricoltura biologica, la regenerative organic agricolture proponendo agli agricoltori una certificazione di biologico avanzato. Ma noi non crediamo che la certificazione sia la via migliore da seguire. In giro per il mondo si parla di agricoltura rigenerativa sia per il piccolo orticello urbano, che per decine di migliaia di ettari di campi, in America latina, che hanno alle spalle società finanziarie il cui obiettivo è, soprattutto, la monetarizzazione dei crediti di carbonio. Dentro insomma c’è ancora di tutto. Anche in termini di pratiche agronomiche: alcuni eliminano completamente le lavorazioni, favorendo un positivo accumulo di carbonio nel terreno, ma applicano pratiche convenzionali di coltivazione come l’uso dei diserbanti o dei concimi chimici. Si tratta di concetti estremamente diversi”.

Qual è allora la vostra idea di agricoltura rigenerativa?

“Come spieghiamo in un volume dedicato, fare e proporre l’agricoltura organica e rigenerativa vuol dire innanzitutto seguire alcuni principi essenziali, che sono quelli indicati nella nostra carta dei principi e dei valori: rigenerare il suolo; rigenerare gli ecosistemi e la biodiversità; rigenerare le relazioni tra gli esseri viventi (persone, animali, piante); rigenerare i saperi. La nostra idea è che rigenerando i suoli si possa rigenerare la società. L’agricoltura per noi è uno strumento di cambiamento politico e sociale, dove gli agricoltori possono essere i primi protagonisti di questa trasformazione. Cosa che va ben al di là di una certificazione o di un bollino”.

Quasi una filosofia..

“Ma molto pragmatica. Rigenerare i suoli, primo punto della nostra carta dei valori, significa aumentare gradualmente la fertilità del suolo con pratiche agronomiche mirate, cercando di mantenere o aumentare le rese in campo”.

Cosa caratterizza il vostro approccio rispetto ad uno più tradizionale?

“Innanzitutto prima di iniziare qualunque lavoro in campo facciamo una diagnosi accuratissima del suolo, con tre tipi analisi: una chimica, una più qualitativa (la cromatografia circolare) e poi un’analisi empirica in campo, secondo la tecnica del visual soil assesment della Fao. Mettendo insieme queste tre cose arriviamo ad una cartografia della fertilità del terreno e, in base a questa, applichiamo specifiche tecniche agronomiche. La progettazione dell’attività agricola, ad esempio, viene fatta in funzione della massimizzazione delle risorse, soprattutto quelle idriche. Quando dobbiamo piantare un frutteto o un vigneto andiamo sul posto con una strumentazione gps, facciamo un rilievo del terreno ed elaboriamo un modello tridimensionale per studiare il deflusso dell’acqua. Dopo di che progettiamo la messa in campo delle piante in modo da minimizzare i danni provocati dall’effetto erosivo dell’acqua. In un terreno in discesa, di solito, i filari di olivi vengono allineati seguendo la massima pendenza. Noi invece li orientiamo seguendo delle direttrici, in modo da limitare il ruscellamento e permettere una maggiore infiltrazione dell’acqua durante il suo deflusso. In questo modo il suolo viene idratato in maniera più efficiente: l’acqua scorre più lenta, obliqua, e si infiltra maggiormente nel terreno, limitando i danni”.

Ci sono altre pratiche che vi distinguono?

“Altro aspetto che caratterizza la nostra idea di agricoltura organica e rigenerativa è la produzione di mezzi tecnici (concimi sostanzialmente) per quanto possibile in azienda; pratica che permette di massimizzare le risorse aziendali. Ad esempio il compost, strumento importantissimo per la rigenerazione dei suoli, che le aziende possono produrre a sufficienza visto che hanno tanto prodotto di scarto. Lavoriamo anche per mettere insieme le aziende e abbassare i costi di produzione. E mettiamo una grande cura sulle meccanizzazioni: la conoscenza scientifica dimostra che le lavorazioni del suolo nel medio periodo sono estremamente dannose; noi cerchiamo quindi di praticarle in momenti specifici, limitando l’uso di attrezzi come frese o aratri, che hanno un impatto pesante sulla struttura del suolo”.

Tutto questo che effetti ha sul terreno?

“L’agricoltura convenzionale negli ultimi decenni ha permesso un portentoso aumento delle rese, ma ha portato con sé un generale declino della fertilità dei suoli. Si stima che circa l’85% dei terreni italiani contenga meno del 2% di carbonio organico; invece abbiamo osservato che dopo 3 – 4 anni di applicazione delle tecniche di agricoltura organica e rigenerativa il carbonio organico tendenzialmente aumenta dello 0,5%”.

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Daniele Di Stefano
Articolo di

Daniele Di Stefano

Giornalista specializzato in tematiche ambientali, collabora con EconomiaCircolare.com, Green&Blue di Repubblica, Huffington post Italia, La Nuova Ecologia e Materia Rinnovabile.

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